giovedì 21 maggio 2009

«Uccisi per non aver tradito i Di Lauro



Fu un duplice omicidio
a convincere Francesco Abbinante
ad abbandonare il clan Di
Lauro e a passare dalla parte degli
scissionisti. Le vittime erano
due persone soprannominate “’o
po” e “spirito”, uccisi nel gennaio
del 2004 dagli scissionisti per
essersi rifiutati di lasciare i Di
Lauro. A riferire i particolari è il
pentito Giovanni Piana, le cui dichiarazioni
sono state inserite
nelle duemila pagine dell’ordinanza
emessa dal gip Laviano su
richiesta dei pm della Dda Castaldi
e Cannavale. Un maxi-blitz
che l’altro ieri ha decimato il clan
Amato-Pagano, protagonisti di
una sanguinosa faida di camorra
a Scampia. Il collaboratore in
questione, Giovanni Piana, era il
braccio destro del boss Abbinante,
di cui gestì la latitanza
proprio durante il periodo della
guerra. Di Piana si serviva come
factotum ed ambasciatore. Proprio
per questo rapporto con il
boss, Piana è in grado di riferire
dei particolari sconosciuti su alcuni
episodi delittuosi. Tra questi,
il duplice omicidio di “’o po”
e ”spirito”, nel gennaio del 2004.
«Ho saputo i fatti da Arcangelo
Abete durante un incontro che
questi ebbe, a Marano, con Francesco
Abbinante a cui io ho presenziato.
Questo incontro avvenne
tra il marzo e l’aprile 2004.
Fu Abbinante Francesco a chiedere
spiegazione ad Abete di
quanto accaduto ai due soggetti
che so chiamarsi Duro e Panico.
Gli Abbinante passano dai Di
Lauro all’Alleanza scissionista
poco dopo l’omicidio di cui stiamo
parlando. Abete gli spiegò
che l’omicidio avvenuto a Mugnano
era stato motivato dal fatto
che i due soggetti allora referenti
dei Di Lauro a Mugnano
avevano deciso di rimanere fedeli
al gruppo di Ciruzzo e di non
passare con Amato. Infatti in
quel periodo, ci disse Abete,
Amato era tornato dalla Spagna
in Italia e si appoggiava proprio
a Mugnano al fine di contattare
tutti i personaggi di spicco del
clan Di Lauro per convincerli ad
abbandonare detto clan e a passare
con l’alleanze degli scissionisti.
Non essendovi riuscito con
Duro e Panico decisero di ucciderli.
Difatti i due soggetti furono
invitati ad un incontro durante
il quale gli fu chiesto di
passare con gli scissionisti, Abete
non ci disse chi era presente
per gli scissionisti a quest’incontro.
Visto il loro diniego, mentre
i due rientravano dall’incontro
a bordo di una Smart vennero
uccisi da un commando formato
dallo stesso Arcangelo Abete
ed ancora da altri soggetti già
passati con gli scissionisti e cioè:
Ciro Mauriello, Gennaro Marino,
Vincenzo Notturno ed il fratello
Gennaro».