giovedì 21 maggio 2009

Una donna mandante di un omicidio



C’è anche una donna tra
gli indagati per i tre omicidi chiariti
dagli inquirenti nel corso dell’inchiesta:
Teresa Marrone detta “Nikita”.
Insieme con lo zio, Antonio,
avrebbe avuto
un ruolo non da
pistolera nell’organizzazione
dell’agguato
costato la vita a
Salvatore
Dell’Oioio, uno
“scissionista” che aveva “sgarrato”
e fu punito dal suo stesso clan, ma
da basista. Così come per le altre
due vittime: Luigi Barretta e Carmine
Amoroso. Per quest’ultimo
delitto sono finiti nel mirino i due
capiclan: Raffaele Amato e il cognato
Cesare Pagano. Dell’Oioio fu
assassinato a Qualiano il 24 febbraio
2005 e secondo i pentiti Andrea
Parolisi e Giovanni Piana gli
costò la vita la decisione di aver abbandonato
il gruppo di fuoco con
base a Varcaturo per trasferirsi a
Mugnano. Secondo l’accusa (naturalmente
per tutti gli indagati vige
il principio della presunzione d’innocenza
fino a eventuale condanna
definitiva) i suoi movimenti erano
controllati da “Nikita” e dallo zio
Antonio Marrone, i quali l’avrebbero
attirato in una trappola. I presunti
esecutori materiali invece non
sono stati ancora individuati dalla
Dda (procuratore
aggiunto
Pennasilico, pm
Cannavale e
Castaldi) e dalla
Mobile della
questura (dirigente
Pisani, vice
questori Curtale, Vasaturo e Morelli).
I collaboratori di giustizia puntano
il dito soprattutto su Vincenzo
Notturno, ras di spicco degli “scissionisti”,
e Giovanni Esposito, ma
mancano i riscontri e i loro nomi
non sono stati iscritti nel registro
degli indagati.
Luigi Barretta fu ammazzato a Crispano
il 9 maggio 2005 e la procura
ritiene responsabili Bruno Danese,
Salvatore Cipolletta, Ciro e Antonio
Caiazza, Antonio, Carmine e
Antonio Amato. Mentre Carmine
Amoroso morì due mesi più tardi e
in tre figurano come indagati: Raffaele
Amato, Cesare Pagano e Salvatore
Cipolletta. Di tutti e tre i delitti
ha parlato Parolisi, ma in particolare
di Dell’Oioio.
«Innanzitutto - ha sostenuto - va
detto che insieme a dell'Oioio, durante
la faida si appoggiavano da
noi a Mugnano anche altri due killer
facenti parte del gruppo di fuoco
degli Scissionisti durante la faida,
ossia Barretta Luigi e Guarracino
Paolo. Quando stava per finire
la fase più cruenta della faida,
Salvatore prima e gli altri due, Luigi
e Paolo, successivamente, dissero
ad Amoruso che volevano rimanere
definitivamente a Mugnano
in quanto il resto degli Scissionisti
che stavano a Varcaturo erano
ancora chiusi nelle case di appoggio
e non potevano muoversi tanto,
mentre loro, nella nostra zona, erano
molto più liberi e più tranquilli.
Amoruso disse che se loro dovevano
stare a Mugnano lo stipendio
glielo poteva corrispondere il nostro
gruppo, dandogli 3.000 euro al
mese più qualche regalo extra. Ciò
significava che i tre, e soprattutto
Salvatore, non si recavano più spesso
a Varcaturo. Di tale situazione
Pagano Cesare e gli altri Scissionisti
non erano contenti.