domenica 28 giugno 2009

Ancora sangue miezz a'l'arc ucciso ANTONIO MATRULL detto' o'nano


Agguato di camorra a Secondigliano.
Nel mirino dei killer un
sorvegliato speciale: Antonio Matrullo,
di 23 anni, abitante ad Arzano,
in via Zanardelli. Con precedenti per
rapina e droga, il giovane era considerato
da inquirenti ed investigatori
vicino al gruppo degli “scissionisti”,
il clan capeggiato dai boss Raffaele
Amato (recentemente arrestato
in Spagna) e Cesare Pagano, latitante
da qualche settimana, sfuggito
ad un maxi-blitz. Nel 2003, la vittima
era riuscito a sfuggire ad un
primo raid di morte. L’ipotesi maggiormente
accreditata dalla polizia è
quella di un regolamento di conti all’interno
del sodalizio di appartenenza
o un‘eliminazione decisa dal
clan avversario: i Di Lauro, a cui gli
“scissionisti”, detti anche gli “spagnoli”
contendono il controllo delle
famigerate “piazze dello spaccio”.
Ma non si escluderebbero altre piste.
Due i colpi che hanno raggiunto
alla testa il giovane che viaggiava
a bordo del suo motorino. I sicari erano
in sella ad una moto. Lo avrebbero
affiancato e poi il passeggero
avrebbe premuto più volte il grilletto,
sparando a distanza ravvicinata:
un bersaglio facile, a qual punto. Antonio
Matrullo, arrestato anche per
una rapina ad un commerciante, avvenuta
ad Aversa (novembre 2005,
epoca in cui era con i Di Lauro), non
avrebbe avuto il tempo di tentare
una reazione né tanto meno una fuga
per sottrarsi alla spedizione punitiva.
Mentre i killer si allontanavano
a tutta velocità dalla “scena del
crimine”, il sorvegliato speciale (a
suo carico anche una proposta di obbligo
di soggiorno) veniva soccorso
e trasportato al pronto soccorso del
vicino ospedale San Giovanni Bosco.
Le sue condizioni apparivano immediatamente
gravi. Poco dopo, il
cuore del pregiudicato
cessava di battere.
In un primo
momento, l’identità
della vittima era rimasta
sconosciuta;
infatti, Antonio Matrullo viaggiava
senza documenti. L’accertamento
iniziale individuava il proprietario del
motorino, ma le certezza che intestatario
e vittima fossero la stessa
persona non c’era. Poi, il riconoscimento
effettuato da parte dei familiari
che, nel frattempo, si erano recati
in ospedale non appena la notizia
dell’agguato era iniziata a circolare.
L’arrivo del ferito al nosocomio
faceva scattare l’allerta alla Sala operativa
della Questura di Napoli. Pattuglie
si recavano al San Giovanni
Bosco per fare luce su quanto era accaduto
e per informarsi sulle condizioni
del ventitreenne; invece, altre
si dirigevano in piazza Zanardelli per
eseguire i rilievi del caso. Le indagini
sono effettuate dalla Sezione omicidi
della Squadra Mobile di Napoli
(coordinata da Vittorio Pisani) e dagli
agenti del commissariato Secondigliano
(diretto da Stanislao Caruso).
Non sarebbero stati contattati
eventuali testimoni dell’agguato
mortale. Trascorrevano
pochi minuti e
sul luogo della sparatoria
arrivavano
anche gli specialisti
della Scientifica (diretta
da Fabiola Mancone). Un sopralluogo
che non avrebbe consentito
di rilevare indizi utili per il proseguo
delle indagini. Giunti quando
il corpo dell’uomo era stato già rimosso,
gli agenti non rinvenivano
bossoli sul selciato, rigato da copiose
macchie di sangue.