giovedì 11 giugno 2009

Carcere a vita per Mallardo e Guida



Una sentenza scritta dai pentiti quella che ha portato alla condanna di Giuseppe
Mallardo e Luigi Guida. I due, dopo 19 anni, sono stati riconosciuti
colpevoli del duplice omicidio di Gennaro e Nunzio Pandolfi, padre e figlio
trucidati al rione Sanità da un commando di killer. I due sono stati condannati
all’ergastolo perché ritenuti i mandanti dell’efferato delitto che
sconvolse l’opionione pubblica. A giudicarti la quinta Corte d’Assise di Napoli
che ha accolto la ricostruzione del pubblico ministero della Dda Paolo
Itri. I due pregiudicati, entrambi detenuti da tempo al regime del carcere
duro, ordinarono la morte di Gennaro Pandolfi e fu erroneamente ucciso
anche il figlio Nunzio, due anni, in braccio al padre al momento del raid. In
galera, condannati in via definitiva, da anni ci sono già gli esecutori materiali.
Si tratta di Eduardo Morra, affiliato al clan Contini del Vasto-Arenaccia,
e Mario Rapone, fedelissimo dei Guida del rione Sanità. Il raid maturò
nell’ambito dello scontro tra i Giuliano di Forcella e i Licciardi di Secondigliano,
spalleggiati dai Contini e dai Mallardo di Giugliano. Grazie alle
indagini portate a termine dalla Procura e dai carabinieri del nucleo operativo
del comando provinciale di Napoli, diretti dall’allora maggiore Francesco
Rizzo, scattò l’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal gip Francesco
Todisco, per i due boss, ritenuti esponenti di primissimo piano dell’allora
Alleanza di Secondigliano, che erano comunque già dietro le sbarre
per altri fatti di camorra. Giuseppe Mallardo ha 56 anni ed è il fratello del
padrino di Giugliano Francesco, detto “Ciccio ’e Carlantonio”. Luigi Guida,
50enne, meglio noto come “’o ’ndrink”, ex boss del rione Sanità, e del gruppo
dei Casalesi è stato acerrimo nemico del gruppo Misso-Pirozzi. Secondo
gli “007” dell’Arma, coordinati dai pm della Dda di Napoli Paolo Itri e anche
da Sergio Amato che si è occupato dell’indagine per anni, i due malviventi
ebbero il ruolo di organizzatori del clamoroso agguato del 18 maggio
del 1990. L’omicidio fu ordinato, sempre secondo gli inquirenti, dal defunto
padrino di Masseria Cardone Gennaro Licciardi, detto “’a scigna”,
morto per setticemia nel carcere di Voghera il 3 agosto del 1994. In particolare
Luigi Guida offrì l’apporto logistico a uno degli esecutori materiali del
duplice omicidio. Essendo un capobastone del rione Sanità Guida conosceva
bene la zona dove Gennaro Pandolfi abitava e soprattutto conosceva
le abitudini dell’autista dei Giuliano. Morra, invece, rappresentava il clan
Contini e quindi l’Alleanza di Secondigliano. A dare un apporto importante,
se non determinante, all'inchiesta della Dda che ha portato a scoprire i
mandanti dell’agguato sono stati anche i collaboratori di giustizia. I pentiti
di Forcella, del rione Sanità e di Caserta. Di sicuro le dichiarazioni più
importanti sono state quelle dei fratelli Luigi ed Alfonso Diana, ex casalesi,
addentro alle cose napoletane. Ma anche quelle di Luigi Giuliano, l’ex “’o
rre” di Forcella. Ma anche i fratelli Salvatore “’o montone” e Raffaele “’o
zuì”, oltre alle “gole profonde” degli ultimi tempi, vale a dire Gennaro Lauro,
Gennaro e Giuseppe Albino. Tutti personaggi che hanno vissuto in prima
persona la guerra degli anni Novanta tra il gruppo Giuliano, aiutato dai
Misso del rione Sanità, e l’Alleanza di Secondigliano, che poteva contare su
una serie di cosche-satellite in tutti i quartieri della città