mercoledì 10 giugno 2009

Giustiziati il ras Iorio Raccioppoli e il cugino



Ucciso in un agguato di camorra il pluripregiudicato
cinquantuenne Pasquale Iorio Raccioppoli, meglio noto con il soprannome
di “Pascaluccio ’o curto”, ritenuto dagli investigatori napoletani il
ras indiscusso della piccola cittadina posta a confine della città di Napoli,
divenuta famosa negli anni addietro come la capitale dell’abusivismo
edilizio. Insieme al boss è stato ucciso massacrato anche l’imprenditore
52enne Crescenzio Raccioppoli, cugino della vittima ed immune
da ogni precedente di polizia, che era giunto poco prima dinanzi
alla rinomata caffetteria “Mosé” dove in genere s’intratteneva il noto
”pregiudicato. Molto probabilmente, al momento dell’agguato, seduti ai
tavoli adiacenti c’erano altri clienti, che hanno preferito subito allontanarsi
per evitare rogne. Secondo un prima e sommaria ricostruzione dei
fatti, sarebbero stati due i killer entrati in azione per uccidere l’ingombrante
personaggio malavitoso, che sapeva bene di essere nel mirino
dei suoi rivali, tanto è vero che da sempre viaggiava a bordo di autovetture
corazzate. A terra, accanto ai due cadaveri, i carabinieri della
locale tenenza (coadiuvati dai colleghi del gruppo di Castello di Cisterna
agli ordini del colonnello Antonio Jannece) hanno recuperato oltre
una ventina di bossoli 7,62 Nato, probabilmente espulsi da un fucile mitragliatore
automatico. Non è da escludere che per portare a termine
l’agguato oltre al mitra (probabilmente un Kalasniskov), sia stato usato
anche un revolver di grosso calibro, utilizzato da uno dei sicari per dare
il colpo di grazia al presunto boss, sfigurandolo. Sul posto, dopo qualche
ora dall’agguato, è arrivato il pm dell’antimafia Vincenzo D’Onofrio,
che si è a lungo soffermato a parlare con il maggiore Fabio Cagnazzo, a
cui sono state affidate le redini dell’indagine. Nel corso dei rilievi tecnici,
diversi familiari delle vittime hanno tentato di avvicinarsi ai corpi insanguinati
riversi in terra e coperti da due lenzuola bianche.
I fatti. Erano da poco passate le 17 quando Pasquale Iorio Raccioppoli,
a bordo del suo suv Nissan Terrano blindato, giungeva dinanzi al bar
“Mosè”, che a quell’ora doveva essere tanto affollato da costringere la
vittima a fermare venti metri in avanti all’ingresso principale. Il boss,
che è stato trovato privo di ogni arma (ma non è da escludere che qualcuno
poteva in qualche modo curare la sua sicurezza), dopo aver salutato
alcuni avventori a lui noti, prendeva posto ad uno dei tavoli posti all’esterno
della sala, protetti da un gazebo. Subito dopo al tavolo occupato
da “Pascaluccio ’o curto” giungeva il cugino Crescenzio, ben noto per
essere un imprenditore della zona che operava nel settore della plastica.
Trascorrono solo pochi minuti, quando improvvisamente dinanzi ai
due cugini apparivano, quasi come fantasmi, due sagome umane, che
senza tanti scrupoli iniziavano a sparare all’indirizzo dei due uomini raffiche
di mitra, uccidendoli sul colpo, senza avere neppure il tempo di
tentare la fuga. Attorno a loro, mentre in tanti fuggivano nella vana ricerca
di trovare un riparo per non finire vittima dei due assassini, si
creava il vuoto, grazie al quale i due killer potevano indisturbatamente
allontanarsi, fuggendo probabilmente a bordo di una vettura, dove ad
attendere c’era un terzo complice, che seppure da lontano controllava
ogni tentativo di reazione. Subito dopo la fuga dei killer (che si sarebbero
diretti in direzione del vicino centro commerciale), qualcuno ha avvertito
i carabinieri che nel giardino antistante il bar-pasticceria “Mosè”
c’erano due corpi senza vita. I primi ad accorrere, quando nell’aria si
sentiva ancora l’odore della polvere da sparo, sono stati i carabinieri del
nucleo radiomobile, che non hanno potuto fare altro che tentare di tenere
lontano i tanti familiari delle due vittime, che nel giro di pochi minuti,
saputa la notizia, sono sopraggiunti provocando momenti di grossa tensione.