giovedì 11 giugno 2009

Omicidio Moccia, cinque ergastoli



La quarta Corte d’Assise di Napoli ha condannato all’ergastolo cinque
pregiudicati di Secondigliano tra i quali Guido Abbinante. Ha
avuto ragione la Procura Antimafia che con il pubblico ministero Cristina
Ribera ha ripercorso tutte le tappe che hanno portato all’individuazione
di killer e mandanti dell’omicidio di Giovanni Moccia. Per
questo li ha ritenuti colpevoli del reato di omicidio premeditato e aggravato
ed aveva chiesto per tutti e cinque gli imputati la pena massima
ovvero l’ergastolo. Gli imputati rispondono oltre che dell’omicidio
di Giovanni Moccia anche del tentato omicidio di Giovanni Piana.
Quest’ultimo doveva morire ma è diventato poi il grande accusatore
della cosca capace di inchiodare con le sue accuse i responsabili del
raid omicidiario. Ha riconosciuto ad uno ad uno tutti i killer e successivamente
indicato il mandante: Guido Abbinante, che quando ha saputo
della scelta del suo ex affiliato ha deciso di darsi alla latitanza per
poi essere riarrestato. Oltre alle accuse di Giovanni Piana si sono poi
sommate le accuse di Antonio Prestieri, Maurizio Prestieri e Antonio
Pica. I tre, tutti appartenente alla stessa famiglia, e legati da un vincolo
di parentela, hanno ricostruito, sulle domande del pubblico ministero
Ribera, il contesto nel quale è maturato il delitto e il tentato
omicidio di quello che poi sarebbe diventato un collaboratore di giustizia.
I tre hanno detto che Tommaso Prestieri si sarebbe visto con
Lello Amato e con Cesare Pagano, capi degli scissionisti del clan Di
Lauro, e avrebbero deciso di ammazzare Moccia perché rientrava in
una serie di accordi e di piaceri e di epurazioni avvenuti per rimediare
a dei dissidi scoppiati durante la faida di Secondigliano tra chi si era
rifiutato di fare la guerra. Collegato a questo omicidio, anche se non
rispondono di tale delitto, c’è anche l’epurazione di Giuseppe Carputo.
I due, Moccia e Carputo, erano stati condannati dal loro stesso clan
per essersi rifiutati, durante la faida di Secondigliano di far parte del
gruppo di fuoco degli “scissionisti” che partiva di volta in volta per eliminare
i rivali dei Di Lauro. Perciò sono stati uccisi e doveva morire
Giovanni Piana, dal 1 ottobre scorso collaboratore di giustizia e grande
accusatore dei presunti killer entrati in azione il 27 settembre del
2008 a Calvizzano. I primi ad essere stati arrestati furono Giovanni
Esposito, 44enne napoletano soprannominato “’o muorto” (nonché cognato
di Antonio Abbinante), e Giovanni Carriello detto “’o brigante”,
30enne, entrambi originari di Napoli e legati agli Abbinante. Poi il cerchio
si allargò fino a coinvolgere gli attuali imputati. Del gruppo Abbinante
anche le vittime e il ferito ne facevano parte ma con due pecche
costate loro il pollice verso: si erano messi in proprio nel vendere
la droga e soprattutto non avevano voluto partecipare in prima persona
ai raid contro i nemici di camorra. Si rese latitante per lo stesso
motivo anche Guido Abbinante, successivamente ammanettato.