giovedì 11 giugno 2009

Sfugge all’agguato assieme alla moglie



Cinquanta proiettili esplosi a raffica da più pistole, ma nessun ferito. Un agguato
clamoroso, compiuto allo scoccare della mezzanotte (tra lunedì e
martedì) nel cosiddetto “Terzo Mondo” di Secondigliano, feudo principale
del clan Di Lauro dopo la guerra con gli Amato-Pagano, più forti invece
in altre zone del quartiere e nell’hinterland. Un attentato impressionante,
soprattutto per un motivo: a fare fuoco contro un incensurato 49enne e la
moglie è stato un commando composto da ben 10 sicari su 5 moto “Yamaha
T-max”, mezzi molto conosciuti dalle forze dell’ordine perché utilizzati
spesso durante la faida. Eppure A. L., bersaglio della sparatoria, è rimasto
completamente illeso: sotto choc, ma incolume. Così come la moglie,
di un anno più giovane, anch’ella senza precedenti penali. I due erano
a bordo di una Lancia Y e stavano parcheggiando in via Gerusalemme
Liberata quando si è scatenato l’inferno. I proiettili hanno sforacchiato la
carrozzeria dell’auto e infranto i vetri; i coniugi però, sono riusciti a mettersi
in salvo buttandosi fuori e nascondendosi dietro un’altra vettura parcheggiata.
E’ stata una telefonata anonima ad avvertire polizia e carabinieri di quanto
era appena avvenuto, l’altra notte. Sul posto in pochi minuti si sono precipitati
a sirene spiegate i poliziotti delle Volanti dell’Upg della questura,
con i colleghi della Squadra mobile e del commissariato Secondigliano insieme
con i carabinieri della stazione del quartiere e della compagnia Stella.
Un pool di investigatori esperti e agenti che conoscono a fondo il territorio,
tanto che in breve tempo la dinamica dell’agguato fallito è stata ricostruita
con una certa precisione. Più difficile capire il movente, non risultando
affiliato alla malavita organizzata A. L. (e ovviamente nemmeno
la moglie, A. B.). Al punto che alcuni uomini dell’intelligence arrivano a
ipotizzare che possa essersi trattato addirittura di un errore di persona.
Così come appare davvero strano che, pur esplodendo quel numero di proiettili,
nessuno sia andato a segno. In ogni caso, le indagini sono scattate
immediatamente (con il coordinamento della Procura antimafia) e vanno
avanti a ritmo serrato. Si è rischiato molto che aumentasse il numero delle
vittime innocenti, com’è successo a Montesanto con la morte violenta
del 33enne romeno.
A. L. e la moglie stavano tornando a casa in macchina quando è cominciato
l’agguato, proseguito fino a via del Camposanto; come dimostrano il
lungo tratto di strada costellato di bossoli, raccolti dalla “scientifica” della
questura, che ha compiuto accurati rilievi sul luogo. Per qualche minuto
gli spari si sono succeduti a ritmo serrato squarciando il silenzio della notte
e per questo gli investigatori sono convinti che è impossibile che nessuno
abbia visto qualcosa, affacciandosi a finestre o balconi. E infatti, in
forma anonima, è stato riferito che il comando era di 10 persone.