domenica 16 agosto 2009

La firma dei “ponticellari” dietro l’omicidio del boss di Casalnuovo



L’ultimo omicidio eccellente che porta la firma dei Sarno è stato quello
di Pasquale Iorio Raccioppoli (nella foto) di 51 anni, meglio noto con il nomignolo
di “Pascaluccio ‘o Curt” elemento di spessore della malavita
campana. Il noto personaggio venne trucidato (ucciso sarebbe decisamente
riduttivo) nel primo pomeriggio dello scorso 8 giugno mentre si
trovava dinanzi ad un bar di Casalnuovo. Insieme a lui, i killer falcidarono
Crescenzo Raccioppoli di 52 anni, titolare di una fabbrica di lavorazione
della plastica, colpevole di essere il cugino del rampante boss. Nel
corso di quell’esecuzione , il commando di morte, formato da due soli
uomini, venne usata una sola arma, un micidiale mitra da guerra. Secondo
gli investigatori della zona, ad ordinare l’eliminazione di “pascaluccio
‘o curt” (che per anni era stato vicino a Carmine Alfieri, ritenuto
dagli investigatori il capo dei capi della camorra mafizzata campana),
fu la cupola camorristica del rione de Gasperi, che da qualche tempo, aveva
arruolato nel proprio gruppo, con i galloni di “colonnello”, un grosso
personaggio della mala vollese, che per anni era stato l’alter ego di Pasquale
Iorio Raccioppoli e con il quale ed a più riprese nel corso degli
ultimi tempi era venuto in forte contrasto. Secondo alcune voci (che comunque
non trovano conferma alcuna), uno dei due sicari, aveva una
movenza particolare, decisamente atipica. Comunque, l’indagine coordinata
dal pubblico ministero Vincenzo D’Onofrio, della Direzione Distrettuale
Antimafia di Napoli, almeno per ora resta coperta dal massimo
riserbo. Anche se tutti gli elementi fino ad ora raccolti confermano
che l’omicidio di Pasquale Iorio Raccioppoli, sia opera della famiglia dei
Sarno, smaniosi di “piazzarsi” in regime di monopolio a Casalnuovo di
Napoli, divenuta da tempo un punto nevralgico dell’area nolana. Non è
da escludere che ora, Giuseppe Sarno, possa svelare i segreti di questa
determinante esecuzione, pianificata quasi certamente all’interno del
bunker del rione De Gasperi, roccaforte inattaccabile del gruppo dei Sarno.