mercoledì 30 settembre 2009

Ciro Sarno svela tre omicidi a catena



«Mio fratello Luciano
strinse un’alleanza con Gianfranco
Ponticelli, che aveva mire su
San Sebastiano al Vesuvio e passò
con noi. Per avere una dimostrazione
di lealtà, Luciano gli chiese
la testa di tre dei principali uomini
dei De Luca Bossa che erano
ancora liberi: Daniele Troise, Giuseppe
Mignano e Giorgio Tranquilli.
Furono uccisi in quest’ordine
».
Era il 14 settembre scorso quando
Ciro Sarno “’o sindaco”, appena dal
4 agosto precedente intenzionato
a collaborare con la giustizia «per
cambiare vita», ha aperto squarci
di luce sui tre delitti che mandarono
kappaò il clan De Luca Bossa,
aprendo la strada definitivamente
al dominio dei Sarno su
Ponticelli e i paesi vesuviani vicini.
Decisiva fu, secondo il neo pentito,
l’alleanza stretta dal fratello
Luciano con Gianfranco Ponticelli,
ras di Cercola. Ecco alcuni passaggi
delle sue dichiarazioni sull’argomento,
con la consueta premessa
che le persone tirate in ballo
devono
tamente estranee ai fatti narrati fino
a prova contraria. Tanto più se
si tratta di accuse riferite a fatti
gravissimi, di sangue.
«Il clan Sarno aveva un’alleanza anche
con Gianfranco Ponticelli dell’area
di Cercola. Costui un tempo
era affiliato alla Nco e operava anche
insieme a me alle dipendenze
di Carmine Argentato. Dopo la disarticolazione
del gruppo cutoliano,
egli strinse rapporti con il gruppo
capeggiato dai fratelli D’Avino,
che controllavano Somma Vesuviana,
San Sebastiano al Vesuvio
e Cercola. Successivamente alla
scissione tra noi e i De Luca Bossa,
Ponticelli strinse un’alleanza
con questi ultimi. Ma dopo l’arresto
di Tonino De Luca Bossa e di
gran parte dei suoi uomini, avendo
egli delle pretese su San Sebastiano
al Vesuvio, su cui operavano
anche uomini dei De Luca Bossa,
ebbe un abboccamento con
mio fratello Luciano, proponendo
un’alleanza».
Secondo il racconto di Ciro Sarno,
il fratello Luciano «accettò immediatamente
quella proposta perché
indeboliva fortemente il gruppo dei
nostri nemici in quanto Ponticelli era
una persona particolarmente
capace». E, ha messo a verbale “’o
sindaco”, «Luciano gli chiese immediatamente
la testa di tre dei
principali uomini di Antonio De
Luca Bossa che erano ancora liberi:
Daniele Troise, Giuseppe Mignano
(detto “Peppe scè-scè”, indagato
per l’autobomba che costò
la vita a un nipote dei Sarno, ndr)
e di Giorgio Tranquilli. Tutti e tre
vennero effettivamente uccisi, così
come richiesto da mio fratello
Luciano, il quale aveva proposto a
Ponticelli quegli omicidi anche
perché quest’ultimo avrebbe potuto
commetterli con l’inganno, in
quanto l’accordo con mio fratello
ancora non era noto all’esterno».
L’ultimo passaggio delle dichiarazioni
di Ciro Sarno sull’argomento
è il più inquietante. «Sono stati uccisi
nell’ordine: Daniele Troise, che
Ponticelli ha fatto sparire; Giuseppe
Mignano, sorpreso in casa dai
killer, ai quali aprì la porta senza
sospettare nulla; infine, Giorgio
Tranquilli. Luciano mi disse che
Ponticelli aveva eseguito gli omicidi
su suo mandato, ma non so se
ha dato incarico a qualcuno del suo
gruppo».