giovedì 17 settembre 2009

Così decidemmo di staccarci dal clan Lo Russo di Miano




E' un verbale inedito giornalisticamente e in esso il boss oggi pentito Salvatore Torino (nella foto) raccontò (era il 24 giugno 2008) la scissione dal clan Lo Russo e l’evoluzione dei suoi rapporti negli ambienti di mala dopo la scarcerazione. Ecco alcuni passaggi, con la consueta premessa che le persone tirate in ballo devono essere ritenute estranee ai fatti narrati fino a prova contraria. «Quando insieme ad Ettore Sabatino facemmo la scissione dal clan Lo Russo, non ci trasferimmo immediatamente alla Sanità. In un primo momento restammo nella zona di Secondigliano e in particolare a Marianella, dove vennero anche i Russo dei Quartieri Spagnoli. In questa prima fase di rottura con i Lo Russo noi godevamo dell’appoggio dell’alleanza di Secondigliano e in particolare di Salomone, di Gennaro Sacco e di “Paoluccio l’infermiere”. Tuttavia ben presto la scena cambiò e ci fu, invece detto che, se non avessimo ricucito lo strappo con i Lo Russo, ci avrebbero sparato addosso. Poiché non era nostra intenzione fare ciò, ci trasferimmo alla Sanità. Prima di allontanarci io ed Ettore Sabatino ci recammo armati nella Masseria Cardone perché era nostra intenzione uccidere Pasquale Salomone che, però, non incrociammo. Preciso che con noi e i Russo a Marianella in quel periodo c’erano anche Salvatore Acciarino, nipote di Ettore Sabatino poi ucciso a piazza Mercato, tale Daniele, Enzo Tolomelli e altri. Nel periodo in cui restammo a Marianella insieme, tra gli altri ai figli di Mimì dei cani, portammo a compimento l’omicidio di Francesco Di Biasi». Una volta trasferitisi alla Sanità, Torino e i suoi luogotenenti si aggregarono ai Misso. «Con i Misso entrammo in contatto tramite Ciro Beninato, a tal fine inviato da Missi, il quale poi mi disse che, sebbene avesse avuto sul mio conto buone informazioni, non era il caso che io e le persone che, di volta in volta mi accompagnavano, fossimo presenti nella sua zona; in quanto eravamo pur sempre legati all’alleanza di Secondigliano essendo affiliati ai Lo Russo. Dunque, onde evitare “inconvenienti”, ce ne saremmo dovuti andare. Io gli risposi che non avevo intenzione di creargli questo problema e lo tranquillizzai circa il fatto che, seppure fossi passato con 10 moto sotto il suo palazzo, anche se l’avessi visto affacciato al balcone, non gli avrei mai sparato».