giovedì 17 settembre 2009

I pentiti dicano chi uccise veramente Riccio


Dal signor Ciro De Vincenzo, detenuto nel carcere di Secondigliano, riceviamo e pubblichiamo. «Carissima redazione del Roma, chi vi scrive è Ciro De Vincenzo, mi trovo ristretto presso il centro penitenziario di Secondigliano. Vi chiedo la gentilezza di pubblicare questo mio scritto, visto che sono stato accusato ingiustamente di un omicidio che non ho assolutamente commesso e vorrei dire ai signori giudici di fare chiarezza sulla mia posizione, visto che sono stato condannato, in primo e secondo grado, all'ergastolo. Considerando la mia giovane età e con tutte le prove e i testimoni a mio favore i giudici non hanno considerato nulla. L'omicidio a cui mi riferisco è quello di Giuseppe Riccio, che lavorava nella pizzeria Donn'Amalia di calata Capodichino. Per quanto riguarda l'accaduto, mi associo cordialmente alla sua stimata famiglia, ma per tutto questa storia mi proclamo del tutto estraneo ai fatti. Con questa mia lettera vorrei far capire la mia totale innocenza chiedendo a tutti i collaboratori di giustizia che, se sono a conoscenza dei veri autori di questo crudele delitto, facciano chiarezza su quanto accaduto, aiutando a scagionarmi definitivamente. Mi auguro di vero cuore che lei pubblichi questa mia missiva al più presto nella speranza che qualcuno accolga questa mia preghiera in quanto sono disperato al solo pensiero che dovrò passare il resto dei miei giorni in prigione. Ho solo 21 anni e sono entrato in carcere quando ne avevo 19. Vi ringrazio anticipatamente con i più cordiali saluti».