venerdì 4 settembre 2009

Il boss Amato operato d’urgenza



Il boss Raffaele Amato è stato ricoverato d’urgenza, ieri pomeriggio,
e sottoposto a un delicato intervento chirurgico della durata di alcune
ore. Il motivo del malore, secondo quanto trapelato, sarebbe un’occlusione
intestinale che ha costretto la direzione del carcere di Carinola,
dove è rinchiuso dal luglio scorso, dopo l’estradizione dalla Spagna,
a predisporre un eccezionale cordone di sicurezza attorno al capo
degli scissionisti per l’immediato trasporto in ospedale. Le sue condizioni,
pur non gravi, destano comunque preoccupazione nei medici
che ne hanno disposto il ricovero presso la struttura sanitaria per ulteriori
accertamenti. Raffaele Amato è stato arrestato dalla polizia, il
17 maggio scorso, al termine di un pedinamento durato cinquanta chilometri
nella hall di un albergo a Marbella, dov’era in compagnia dei
suoi fratelli. Il boss, un tempo uomo di fiducia e plenipotenziario del
capoclan Paolo Di Lauro, viveva sulla Costa del Sol, mimetizzandosi tra
turisti e residenti grazie a documenti falsi e a un ottimo spagnolo. Latitante
dal 2006 a causa di una clamorosa scarcerazione, è considerato
dagli investigatori il comandante in capo del più potente cartello di
narcotrafficanti della Campania, con interessi (criminali e non) in mezzo
mondo e una speciale relazione d’affari con le holding della droga
sudamericane. Attualmente, il clan degli «scissionisti» controlla la quasi
totalità delle piazze di spaccio dell’area nord di Napoli ed ha la propria
roccaforte nei bunker inaccessibili del quartiere di Scampia. Raffaele
Amato risponde inoltre di otto omicidi, commessi tra il 1991 e il
1993, nella faida che vide contrapposta la potente e oscura cosca di Ciruzzo
‘o milionario alla «brigata criminale» di Antonio Ruocco, ex luogotenente
di Di Lauro a Mugnano, animato da feroci propositi di vendetta
per un progetto di avvicendamento ai vertici della cellula camorristica
locale.
Di lui hanno parlato numerosi pentiti, alcuni dei quali - Antonio Pica
e Antonio Prestieri - si sono soffermati, in particolare, sulla sua straordinaria
preparazione in materia di intercettazioni telefoniche e ambientali,
che l’hanno portato ad acquistare costosissime apparecchiature,
in uso ai servizi segreti, per la rilevazione di cimici e sistemi
di controllo elettronico. Agli inizi degli anni Novanta, Raffaele Amato
aveva allestito una agguerrita ed efficiente struttura capace di importare
in Italia, dalla penisola iberica, centinaia di quintali di hashish
- acquistati da narcos turchi e marocchini - che avevano uno scorpione
come marchio di qualità. Era il «brand» che garantiva la provenienza
e la qualità della droga.