mercoledì 30 settembre 2009

Un avvocato forniva carte segrete



C’è il nome di un avvocato
penalista napoletano che
spunta tra le pagine di dichiarazioni
depositate dal pm in Corte d’Assise.
Quel professionista è nominato
da Giuseppe “’o mussillo”, il primo
ad aver collaborato con la giustizia,
facendo cadere su di lui una
serie di sospetti che al momento
vanno verificati. Ecco cosa racconta.
«Noi eravamo informati in anticipo
in ordine ad indagini condotte
dalla Procura di Napoli nei confronti
del clan Sarno. Un giorno dell’anno
scorso, o comunque di recente,
mi chiamò mia cognata Annamaria
Siesto, moglie di mio fratello Pasquale,
per dirmi di recarmi a casa
sua, dove c’era una persona ad attendermi.
Lì giunto mi venne presentato
l’avvocato che io non avevo
mai conosciuto e che si presentò
come difensore di mio fratello Pasquale.
Egli portava con se della documentazione
che mi mostrò dicendomi
che erano degli atti ancora
segreti in possesso della Procura
di Napoli. Atti giudiziari che avevano
ad oggetto il clan Sarno. Diedi
uno sguardo
fugace a quei
documenti e
se non ricordo
male si trattava
di una informativa
e delle dichiarazioni di
Nunzio Boccia; atti giudiziari che
avevano ad oggetto il clan Sarno, le
quali non conoscevamo ancora e
quelle di altri collaboratori di giustizia.
Documentazione che egli
consegnò a mia cognata. Aggiunse Sarno Giuseppe “o mussillo” nel giorno della sua cattura a Roma
volte alla moglie nel corso dei drammatici momenti che hanno vissuto
prima della retata di qualche mese fa che ha portato in carcere altri
esponenti della cosca accusati di intralcio alla giustizia. Ovvero
avrebbero cercato in ogni modo di far desistere Giuseppe Sarno dalla
collaborazione con lo Stato minacciando la moglie che si è finanche
barricata in casa per una settimana intera. Ma non è bastato dato che i
fedelissimi del clan, primo tra tutti Antonio Sarno, nipote della coppia,
ma anche il figlio Salvatore detto “Tore ‘o pazzo”, ora pentito, ci hanno
provato in ogni modo. Quest’ultimo si allontanò da casa lasciando la
madre in balia degli eventi. Dopo Peppe si è pentito Carmine Caniello,
fidato killer della cosca. fapos
LA VECCHIA CAMORRA ALLA SFASCIO.
LA COSCA PIÙ POTENTE DI NAPOLI
SENZA PIÙ CAPI: ALTRI EX KILLER IN
“LISTA” PER PARLARE CON I MAGISTRATI
di fare attenzione a ben custodire
quella documentazione ed evitare
che venisse rinvenuta dalle forze
dell’ordine, in quanto ciò avrebbe
determinato senz’altro un macello.
All’epoca egli non era ancora difensore
di mio fratello Luciano, difesa
che ha assunto successivamente
», spiega il collaboratore di
giustizia al pubblico ministero in
uno dei sui primi verbali. Poi racconta
di un altro episodio. «L’avvocato
portò la notizia che uno dei
miei cugini aveva scritto in Procura
per iniziare a collaborare. Anche
in quest’occasione consegnò alla
moglie di Pasquale, che poi lo diede
ad uno dei miei nipoti, che poi
lo portò a me, il verbale di dichiarazioni
che aveva reso. Se non ricordo
male quel verbale era reso ad un
magistrato della Dda. Ci tengo a
chiarire che quando ricevemmo
quella documentazione
non si sapeva
ancora nulla che
mio cugino si fosse
pentito. Poi mio
nipote mi diede un
altro verbale che faceva intendere
che in realtà mio cugino aveva chiesto
sì di parlare con il pm ma non
per pentirsi. Inoltre ho saputo che
l’avvocato riusciva ad avere informazioni
perché in Procura aveva
una persona a lui legata..