mercoledì 28 ottobre 2009

Esposito ucciso per dissidi nel clan



Pasquale Esposito, 31enne ritenuto legato al clan Piccirillo, sarebbe stato
ucciso per una frizione interna al gruppo di mala della Torretta. Ne sono convinti
gli investigatori, al punto che ipotizzano anche un collegamento tra
l’agguato mortale del 21 luglio scorso e il pentimento di alcuni dei ras del
clan Sarno. La vittima avrebbe cercato spazi autonomi proprio cercando
di infilarsi tra i referenti della cosca di Ponticelli e gli storici boss del suo
quartiere. Ma evidentemente fece il passo più lungo della gamba e scattò
la punizione, che lui certamente non si aspettava: si muoveva infatti
tranquillamente. Negli ambienti malavitosi della Torretta il periodo estivo
ha rappresentato una svolta per i nuovi equilibri. E ora, dopo i contrasti
sotterranei, si sarebbe giunti alla pace sotto il segno di un unico clan. Un
patto, secondo fonti confidenziali raccolte dagli investigatori, che recentemente
sarebbe stato siglato da un gruppo ristretto di ras e luogotenenti
in un appartamento della Torretta al riparo da occhi indiscreti. Ecco perché
dal 21 luglio scorso, quando fu ammazzato Pasquale Esposito a due
passi dalla centralissima via Giordano Bruno, pistole e fucili tacciono. Mentre
i principali esponenti della malavita sono tornati a farsi vedere in giro,
sottolineando così il cambiamento di situazione. Eppure l’ampia fascia
ampia del territorio centrale napoletano che comprende Chiaia-Mergellina-
Torretta era diventata già prima dell’estate teatro di contrasti, anche se
mai esplosi in maniera clamorosa. Gli investigatori non avevano dubbi che
riguardassero i clan Frizziero-Strazzullo e i Piccirillo, questi ultimi considerati
alleati con i Lago di Pianura. E proprio questo nuovo legame saltò
fuori nel corso delle indagini della polizia su un altro tentativo di estorsione
durante le feste dello scorso Natale. Secondo gli investigatori in tre avevano
imposto al titolare di un'agenzia di scommesse, nel quartiere Chiaia,
di chiudere per qualche giorno e di pagare una tangente di 5.000 euro.
Ma la polizia fece scattare accertamenti a tempo di record e riuscì a sottoporre
a fermo di indiziato di delitto tre pezzi da novanta della malavita
del luogo. Due dei quali poi, scarcerati dal Tribunale del Riesame. Tornando
alla situazione attuale, va sottolineato che l’omicidio di Pasquale
Esposito per dinamica e contesto del momento fu clamoroso. Sia perché
l’azione (e su ciò concordarono polizia e carabinieri) fu volutamente eclatante
per lanciare un messaggio, ma anche perché avvenne tra la folla e
sotto gli occhi di passanti che si trovavano a pochissimi metri dalla vittima.
I sicari evidentemente non temevano di essere riconosciuti oppure
l’ordine di morte, tanto era importante, contemplava anche un rischio del
genere. Ora, per l’ennesima volta, la storica rivalità tra i clan Piccirillo e
Frizziero segnerebbe una tregua.