sabato 31 ottobre 2009

Ex cutoliano trucidato tra la folla


I sicari conoscevano abitudini e spostamenti di Salvatore
Caianiello detto “Manomozza”, grosso ras del Giuglianese negli anni settanta
specializzato in estorsioni, con legami con la Nco e la mala del Casertano.
E perciò sono entrati in azione a colpo sicuro, sparandogli nel
centro di Mugnano, sotto gli occhi di decine di persone. Un agguato che
secondo gli investigatori affonderebbe le radici nella personalità della vittima,
ancora forte nonostante i 65 anni, di cui 20 trascorsi dietro le sbarre
per l’omicidio di un nipote 16enne. Avrebbe dato fastidio alla camorra
vincente, il clan Amato-Pagano o degli ex “scissionisti”, e da ciò sarebbe
scaturita la sua eliminazione: è questa al momento la pista maggiormente
seguita dai carabinieri. Indagini parallele vengono
svolte dal commissariato di polizia di zona.
Le indagini sono condotte dai carabinieri del Nucleo
investigativo di castello di Cisterna (guidati
dal colonnello Fabio Cagnazzo) e dai carabinieri
della compagnia di Giugliano (agli ordini del capitano
Alessandro Andrei). Investigatori esperti,
che avrebbero già individuato il possibile movente
e ricostruito la dinamica. Salvatore Caianiello era
fermo da solo in via Roma, nei pressi di casa quando è sopraggiunta l’auto
con due sicari a bordo. Uno è sceso e riconosciuto la vittima, è partita
una raffica di proiettili, due dei quali lo hanno centrato al volto e al torace.
Un’azione rapidissima: in pochi secondi il 65enne già non era più
sulla terra. Così, sul marciapiede in un lago di sangue, l’hanno trovato i
primi soccorritori. Ma per lui non c’era nulla da fare.
Il 65enne spesso passava del tempo in un deposito vuoto, in passato adibito
a circolo ricreativo, di cui aveva la disponibilità e nel quale aveva
piazzato alcuni computer. Alle 18 di ieri forse aveva intenzione di entrarvi,
ma prima si stava intrattenendo davanti al palazzo. Non ha fatto
in tempo a tentare una fuga, comunque molto difficile.
Caianiello è stato un boss emergente negli anni '70-80, quando della camorra
si aveva un'idea piuttosto confusa e Raffaele Cutolo era «soltanto»
un detenuto condannato a decine di anni di carcere, ma non ancora il
boss della «camorra delle carceri», la “Nuova camorra organizzata”. L'ultimo
arresto del 65enne risale al 1988, quando era ricercato per evasione.
Era fuggito dal carcere di Fossombrone nell'autunno dell'88 e i carabinieri
lo beccarono a Varcaturo mentre passeggiava lungo l'arenile. Due
militari della stazione Lago Patria si insospettirono
e lo fermarono. Lui, alzando le mani, li invitò
a disarmarlo: sotto il giubbino di pelle nera aveva
due grosse pistole.
L'accusa per cui aveva trascorso 20 anni in cella
era di aver ucciso un nipote di 16 anni. La storia
giudiziaria parlava di “deliberata volontà assassina”;
ma, secondo la voce popolare, il boss
non aveva alcuna intenzione di ammazzarlo,
bensì soltanto di fargli prendere un grande spavento per redarguirlo dopo
una furibonda lite che aveva avuto con il cugino, ossia il figlio. Quello
stesso figlio che molti anni prima, quando era neonato, prese in braccio
e così si mostrò ai carabinieri che avevano circondato il suo nascondiglio,
sparando all'impazzata. E solo in quel modo riuscì a bloccare le
armi.