venerdì 30 ottobre 2009

Omicidio Migliaccio, assoluzioni annullate


La sentenza era già stata ribaltata:
due assoluzioni clamorose per Antonio
Mennetta e per Ferdinando Emolo
a fronte della richiesta, per loro, dell’ergastolo.
Ma la decisione della Corte
d’Assise d’Appello è stata totalmente
stravolta da un’altra decisione,
ugualmente destinata a far discutere:
la Cassazione ha infatti deciso
di annullare le due assoluzioni
per Emolo e per Mennetta: per i due
adesso il processo in Corte d’Assise
d’Appello andrà rifatto tutto daccapo:
e a questo punto - anche se resta
tutto da vedere, a seconda delle richieste
e delle eventulità - potrebbero pure rischiare una nuova condanna.
L’unica cosa certa è, per adesso, che la Procura ha vinto.
I due erano imputati nel processo per l'omicidio di Biagio Migliaccio, ed
erano stati ”presi di mira” dalla Procura anche e soprattutto grazie alle ricostruzioni
rese dai collaboratori di giustizia, oltre che a un lungo lavoro investigativo.
La decisione di qualche tempo fa, di assolvere i due uomini,
era stata figlia delle troppe contraddizioni degli stessi collaboratori di giustizia
su alcuni punti cruciali del raid che il 20 novembre del 2004 portò alla
morte di Migliaccio, che venne trucidato mentre si trovava all’interno
dell'autofficina del padre, al centro di Mugnano. Era incensurato Biagio Migliaccio,
ma cugino di un presunto ras del clan Di Lauro: Giacomo Migliaccio,
ritenuto da investigatori e inquirenti il referente a Mugnano del boss allora
latitante ”Ciruzzo 'o milionario”. E perciò fu ammazzato sotto gli occhi del
padre: una vendetta trasversale, proprio come avvenne il 29 ottobre prima,
quando sempre a Mugnano a cadere sotto il fuoco dei killer fu Massimo Galdiero,
nessun precedente penale, nipote di Salvatore Di Girolamo, scissionista
dal gruppo Di Lauro. Erano le 11 quando i sicari entrarono in azione
contro Biagio Migliaccio, che gestiva insieme con il padre la rivendita di
autovetture ”Centro auto” sulla Circumvallazione esterna al confine con Giugliano.
Con modalità tipicamente camorristiche, i killer che sembravano
clienti, i due si diressero verso il 34enne esplodendo colpi di pistola alla testa,
aò torace, sotto gli occhi del padre dell’uomo, che ha dovuto assistere
inerme all’omicidio. Altri due testimoni oculari, un dipendente e un uomo
che stava visionando alcune macchine, furono ascoltati a lungo dagli inquirenti,
senza che però riuscissero a dare elementi di prova schiaccianti.
Migliaccio era imparentato con il boss Giacomo ”a femmenella”: secondo gli
007 era stato questo il movente dell’omicidio. Una vendetta dei Di Lauro
per la parentela ”eccellente”, visto che Giacomo Migliaccio è uno dei personaggi
di primissimo piano del gruppo degli scissionisti. A portare a termine
la spedizione di morte, secondo gli inquirenti, furono Emolo e Mennetta.
Una ”certezza” quella che gli 007 avevano in mano, che veniva anche dalla
risposta della strada dopo quell’omicidio: A Ferdinando Emolo per vendetta,
poche ore l'omicidio di Mugnano, gli ”scissionisti” ammazzarono il padre,
il 54enne Gennaro, venditore ambulante di carciofi e melanzane sott'olio.
Nonostante queste ”certezze” da parte degli 007, i giudici non hanno
avuto in mano prove sufficienti per incastrarli, i due vennero scagionati
per questo motivo, e per questo motivo i due sono da considerare assolutamente
innocenti. Resta dunque da vedere come si muoverà, ancora, la
Procura, nei confronti di Mennetta (difeso dagli avvocati Vittorio Giaquinto
e Vittorio Guadalupi) ed Emolo (difeso da Giuseppe Ricciulli e Giovanni
Aricò).