sabato 10 ottobre 2009

Omicidio Napolitano, sopralluogo tra paura e tensione



Alle 10,30 il gruppo era già tra in vico
Polito, nel “cuore” dei Quartieri Spagnoli.
Il testa il presidente della quarta
Corte d’Assise d’Appello di Napoli, Pietro
Lignola. Accanto a lui i giudici togati.
In due auto i boss ergastolani Paolo
Russo e Paolo Pesce con accanto i
militari dell’Arma. C’erano poi gli avvocati
difensori Leopoldo Perone, Diego
Abate e Luigi Iossa che fortemente
avevano chiesto quel sopralluogo. Più
avanti, guardato a vista dagli uomini
della scorta armati di tutto punto e
pronti ad ogni evenienza, c’era Gennaro
Oliva killer reo-confesso della camorra,
ora pentito.
Un sopralluogo di tutta la Corte sul luogo di un dellitto, sulla scena del crimine,
ripercorrendo la strada che il commando di assassini aveva percorso per uccidere
il 24 marzo del 1991 Ciro Napolitano.
Ma ieri si sono vissuti momenti di tensione non solo per gli occhi dei curiosi piuttosto
infastiditi che scrutavano il gruppo di almeno venti persone che “salivano”
per i vicoli dei Quartieri, ma anche perché alcuni parenti dei due detenuti
si erano avvicinati troppo alle auto di scorta. Sono stati allontanati dai carabinieri
e loro hanno reagito con decisione. A metà del sopralluogo poi il pentito
Gennaro Oliva detto “Giubba Rossa” ha lasciato di fretta il gruppo. Questo perché
era concreto il rischio di un attentato nei suoi confronti e nessuno poteva
correre questo rischio. Almeno il sospetto degli uomini della scorta era proprio
questo. Le forze dell’ordine hanno notato infatti personaggi poco raccomandabili
aggirarsi nei pressi dell’auto e per questo hanno chiesto al presidente della
Corte di allontanarsi nell’auto blindata.
Il percorso è continuato per altre tre ore,
verso vico Calaiole fino al corso Vittorio
Emanuele nei pressi dell’istituto
Suor Orsola Beninicasa.
Sono passati quasi venti anni da quel
delitto che segno la rottura tra due cosche
nemine, ma il processo ancora
non si è chiuso. Il sopralluogo di ieri si
è reso necessario perché occorreva valutare
con precisione il luogo del delitto
in quanto non ci sono dichiarazioni
congruenti tra i vari testimoni proprio
sul posto dove sarebbe stato assassinato
il pregiudicato. In primo grado erano
stati inferti due ergastoli. In sede di
Appello, però, il dibattimento si è riaperto.
Tra gli imputati c'è anche il pentito
reo confesso. Paolo Pesce e Paolo
Russo furono condannati al carcere a
vita, mentre fu assolto Ciro Di Mauro.
Condannati anche i collaboratori di giustizia
Gennaro Oliva e Pasquale Fraiese.
L'omicidio di Ciro Napolitano è stato
considerato dagli inquirenti un agguato
eccellente, perché ricondotto fin
dalle primissime battute nella faida tra
i “picuozzi” e gli scissionisti che ha insanguinato
la collina di Montecalvario.
Ciro Napolitano morì perché vicino a Vincenzo Romano ras del clan in lotta. A
raccontare le circostanze legate all'agguato contro Enzuccio 'o romano, sono stati
i collaboratori di giustizia Pasquale Frajese e Gennaro Oliva, che hanno spiegato
ai pm della Dda i motivi e le responsabilità di un agguato che aveva un solo
obbiettivo dichiarato.