martedì 3 novembre 2009

I Russo ko, stanato anche Pasquale


Nun passammo pò furno»,
in italiano “non passiamo per il forno”.
Così, captando grazie a una
microspia la frase pronunciata da
una donna della famiglia, i carabinieri
hanno capito dove poteva nascondersi
il padrino Pasquale Russo.
Erano le 23 dell’altro ieri e i familiari
stretti ancora commentavano
l’arresto dell’altro ras, Salvatore.
Ma non immaginavano, parlando
nel chiuso di un appartamento
o al massimo in un cortile,
che l’intercettazione ambientale
mettesse i carabinieri sulle tracce
del fratello più grande, considerato
il capo del potente clan del Nolano.
All’una e 30 (nella notte tra
sabato e domenica) il blitz è andato
in porto e nella rete è finito anche
Carmine, l’altro fratello. Un
doppio colpo quindi, portato a termine
dagli investigatori del Nucleo
investigativo di Castello di Cisterna
(diretti dal colonnello Fabio Cagnazzo)
e della compagnia di Nola
(agli ordini del capitano Andrea
Massari). Dunque, in due giorni il
vertice del clan Russo è stato decapitato.
Prima, sabato mattina, la
polizia ha catturato il 51enne Salvatore;
poi, sedici ore dopo, è toccato
a Pasquale, 62 anni, anch’egli
ricercato per una condanna all’ergastolo,
e Carmine, 47 anni, latitante
dal 2007 per associazione
mafiosa. A completare il fine-settimana
più nero che si potesse immaginare,
c’è stato (come scriviamo
a parte) pure l’arresto per estorsione
di Giovanni Siringano, genero
di Salvatore Russo. Le notizie
in rapida successione avevano suscitato
un'ondata di emozioni e
reazioni all'interno del gruppo, con
i familiari e gli affiliati che si sono
sentiti sotto pressione. E in una
conversazione è scappata la frase
di troppo: i carabinieri ascoltavano
e tramite quell'indizio fornito involontariamente,
sono arrivati fino
al nascondiglio del boss. Pasquale
Russo, “primula rossa” dal 7 maggio
1993, era inserito da oltre 16
anni nell'elenco dei dieci latitanti
più pericolosi, più volte condannato
all'ergastolo per vari omicidi
e per associazione per delinquere
di tipo mafioso. I carabinieri lo hanno
bloccato in un casolare di Sperone,
in provincia di Avellino ma
molto vicino a Nola, alle spalle di
un forno adibito anche ad abitazione
di un panettiere incensurato,
Antonio De Sapio, 53 anni, finito
in manette per procurata inosservanza
di pena (una sorta di favoreggiamento).
I due fratelli dormivano
in stanze separate e sul comodino
accanto al letto di Pasquale
c'era il libro del giornalista
napoletano Gigi Di Fiore: “La Camorra”.
Ma anche una pistola Beretta
calibro 9x21 e due caricatori,
nonché un rilevatore Gps di microspie,
scanner di ultima generazione
per intercettare le conversazioni
telefoniche delle forze dell'ordine,
una parrucca e due walkie-
talkie. La tecnologia, a guardia
del covo, era quasi tutta d'importazione
polacca e prevedeva anche
dei visori a infrarossi per controllare
lo spazio esterno durante
la notte. I carabinieri, dopo essere
stati certi che in quel casolare lo
avrebbero trovato, sono arrivati
scendendo dal cavalcavia dell'autostrada
Napoli-Bari e hanno circondato
l'edificio. Una decina di
uomini in tutto, guidati dall’instancabile
colonnello Cagnazzo,
pronti a tutto. Ma Pasquale Russo
nemmeno ha tentato la fuga.