venerdì 20 novembre 2009

Il suo ex alleato voleva farlo fuori


Ettore Sabatino si salvò per
una coincidenza fortuita dalla morte.
Salvatore Torino, suo amico ed alleato
storico, voleva eliminarlo temendo
una ritorsione per l’omicidio
di Giuseppe Perinelli detto “Ciacione”
(fedelissimo di “Ettoruccio” nella
Sanità, ma eliminato ugualmente).
E perciò organizzò una trappola
via filo da concludere all’aeroporto
di Capodichino, dove il bersaglio designato
sarebbe stato ammazzato
una volta arrivato dalla Germania.
Ma terminata la finta telefonata di
amicizia tra i due, la comunicazione
non si interruppe e la vittima del futuro
agguato ascoltò il piano in diretta
semplicemente restando con la
cornetta in mano. Ovviamente da allora
non è tornato più a Napoli. Il 24
giugno 2008 il 55enne boss oggi pentito
Salvatore Torino (ex uomo del
clan Lo Russo alleatosi con i Misso
prima della sanguinosa scissione alla
Sanità) raccontò alla Dda un retroscena
che più camorristico non si
può: sangue e tradimento. Ecco alcuni
passaggi delle dichiarazioni dell’ex
ras originario di Secondigliano,
con la consueta
premessa
che le persone
tirate in ballo
devono essere
ritenute estranee
ai fatti narrati
fino a prova contraria. «In questa
fase (in piena faida della Sanità,
2005-2006, ndr) sia io che i Lo Russo
avevamo in animo di uccidere Ettore
Sabatino una volta che questi
fosse stato scarcerato. Per quanto ri- Salvatore Torino detto “ʼo cassusaro”, ex alleato di Sabatino e ora pentito
la scissione dal gruppo di Miano e addirittura Ettore Sabatino di
persona, per fare capire le sue intenzioni, portò una ghirlanda
funebre sotto l'abitazione dei “capitoni”. Poi Torino e Sabatino si
trasferirono al rione Sanità dove decisero di passare sotto l'egida di
Giuseppe Misso, scarcerato da poco dopo circa 20 anni passati dietro
le sbarre. E come “regalo” al padrino del rione Sanità, che da sempre
odiava i Licciardi e le altre cosche dell’Alleanza di Secondigliano
ritenendo che l’omicidio della moglie Assunta Sarno fosse stato
deciso da loro, decisero di ammazzare il boss Vincenzo Murolo, che
comandava la zona dei Colli Aminei per conto dei “capitoni”, ferendo
gravemete il suo guardaspalle Gennaro De Falco. fapos e luisan
LA CAMORRA CHE COLLABORA.
IL CAPOCLAN POCHE SETTIMANE DOPO
L’ARRESTO FECE INTENDERE DI VOLER
PARLARE CON UN PUBBLICO MINISTERO
guardava me, la ragione va cercata
nell’omicidio di Giuseppe Perinelli.
Questi era particolarmente legato a
Sabatino e temevo che quest’ultimo
potesse “girarsi” e rivoltarsi contro
di me». Il piano fu studiato da Salvatore
Torino e lui stesso lo ha raccontato
nei dettagli. «Tramite la sorella di
Ettore Sabatino, feci pervenire a quest’ultimo
un telefono cellulare per poter
comunicare, anche perché lui
aveva manifestato l’intenzione di tornare
a Napoli nella Sanità. Organizzammo
di sentirci e io feci in modo
che nel momento della telefonata fossero
presenti anche i Lo Russo. Così
fu. Eravamo in uno scantinato di
via Ianfolla io, Raffaele Perfetto, Nicola
Di Febbraio, Salvatore Lo Russo,
Massimo Tipaldi, un tale Oscar e
Carmine, un cognato dei Lo Russo.
Ovviamente con Ettore Sabatino finsi
a telefono di sollecitare
il suo rientro,
dicendogli che
la cosa ci faceva
piacere. Finita la telefonata,
iniziammo
invece a discutere
di come ucciderlo e si pensò che lo
avremmo fatto immediatamente, nei
pressi dell’aeroporto. Ma ultimata la
telefonata, lasciammo inavvertitamente
il collegamento attivo