mercoledì 25 novembre 2009

L’agguato a “Bombolone” segnò la scissione


Le ostilità furono aperte con l’omicidio di Carmine Grimaldi,
“Bombolone”, e di un suo fedelissimo. Era l’estate del 2007 e se fu
subito chiaro che l’attacco ai Licciardi veniva dal clan Sacco-Bocchetti, si
dovette aspettare qualche tempo per risalire al perché. Gli inquirenti
scoprirono grazie all’inchiesta sui Licciardi il motivo della scissione
interna che aveva improvvisamente provocato la formazione di un
nuovo gruppo di mala: i Cesarano-Sacco-Bocchetti-Feldi. Una guerra
fratricida a colpi di pistole, alla base pure di un clamoroso agguato
fallito ai danni di Pietro Licciardi (figlio del defunto padrino Gennaro
“a’ scigna” e presunto reggente della Masseria Cardone mentre lo zio
Vincenzo “o’ chiatto” era latitante). La risposta fu una sparatoria contro
Vincenzo Allocco. I primi segni della spaccatura la Dda li registrò
captando con una microspia o colloqui in carcere di Giovanni Cesarano
“’o palestrato” (uno dei ras dei fuoriusciti dai Licciardi). Il 20 settembre
2007 ribadiva che il suo referente era “zia Vincenza” ed “Enzuccio” (la
stessa persona, Allocco Vincenzo secondo la procura antimafia). Nella
conversazione, con la figlia Chiara, aggiunse che ormai la scissione
aveva iniziato il suo corso e di conseguenza anche le attività illecite
erano separate: «mo non voglio sapere niente più … ormai sono partito
…io …. E fece anche riferimento alla pretesa di una somma in denaro
di un appartamento dall’impresa che stava costruendo un palazzo dove
abitava un personaggio da lui mimato come una gallina».