lunedì 7 dicembre 2009

«I Sacco uccisero Carmine Capano»


«Carmine Capano, detto
“Carminiello ‘o chiattone”, fu ucciso
dal clan Sacco per vendetta: aveva
avuto dei problemi con loro e lo
avevo preso con me a lavorare, affidandogli
la gestione della piazza
di spaccio nell’Oasi del Buon Pastore.
Proprio davanti a un circoletto
della zona, che ora non esiste
più, lo ammazzarono un tale soprannominato
“’o cacaglio” e un altro
detto “Masaniello”. Io ebbi un
chiarimento con Vincenzo Sacco,
il quale giustificò l’omicidio con il
fatto che Capano si era allontanato
da poco».
Il 29 aprile 2008 Maurizio Prestieri
raccontò a un pm della Dda ciò che
sapeva a proposito di un omicidio
avvenuto nel 1997 a Scampia. Carmine
Capano, la vittima, era conosciuto
personalmente dal ras pentitosi
l’anno scorso, primo del gruppo
di mala con base in via Monterosa.
Va premesso, come al solito,
che le persone tirate in ballo devono
essere ritenute estranee ai fatti
narrati fino a prova contraria. Ecco
alcuni passaggi delle sue dichiarazioni,
nelle quali è sintetizzato benissimo
il grande business del traffico
di droga. Al punto che Prestieri
in modo naturalmente utilizza il
termine “lavorare” a proposito dell’attività
di spaccio.
«Capano - ha messo a verbale il
pentito- per anni ha gestito una
piazza di spaccio all’interno del lotto
Sc per conto dei Sacco: Almerigo
detto Vincenzo, Gaetano e Gennaro,
legati alla famiglia Licciardi.
Io con i predetti Sacco ho avuto
rapporti diretti in materia di cessioni
di sostanza stupefacente del
tipo cocaina, nel senso che in alcune
occasioni ho acquistato da loro
grossi quantitativi di cocaina,
pari a 5/10 chili, nonché in altre occasioni
ho venduto agli stessi analoghi
quantitativi della sostanza
stupefacente».
Maurizio Prestieri ha poi continuato,
parlando dell’omicidio. «Capano
ebbe problemi con i Sacco e pertanto
io lo pigliai con me a lavorare,
dandogli compiti in ordine alla
gestione della piazza di spaccio dell’Oasi
del Buon Pastore. Questa circostanza
non andò a genio ai Sacco,
i quali decisero di ucciderlo. Effettivamente
così avvenne e Capano
fu ammazzato nei pressi di un
circoletto che ora non esiste più,
davanti al quale era seduto su una
sedia. Vicino a lui c’era un altro affiliato,
che rimase ferito di striscio,
Vincenzo Longobardi detto “scimmietella”.
Successivamente Vincenzo
Sacco giustificò l’omicidio
con il fatto che Capano si era allontanato
da loro e io gli contestai
che almeno dovevo essere avvisato
dell’agguato, visto che Capano
lavorava con me. Lui mi rispose che
non ne era a conoscenza».
Sottolineando che alle dichiarazioni
di Prestieri non sono seguiti riscontri,
va precisato che le dichiarazioni
sono allegate al decreto di
fermo emesso ed eseguito l’altro a
carico di 13 esponenti del clan Sacco-
Bocchetti: Costanzo Apice, Ciro
Bocchetti, Vincenzo e Giovanni
Caiazzo, Stefano Foria, Salvatore
Criscuolo, Antonio, Giovanni e Vincenzo
Feldi, Raffaele Bevo, Ciro Casanova,
Giancarlo Possente e Antonio
Zaccaro, unico latitante.