domenica 6 dicembre 2009

«Salomone fu ucciso dai Licciardi»


Pasquale Salomone aveva
intenzione di passare con i Sacco-
Bocchetti e perciò fu ucciso». È uno
dei passaggi più importanti delle dichiarazioni
di Carmine Sacco, ultimo
pentito di camorra dell’area di
Secondigliano, legato ai Sacco-Bocchetti
che racconta di un omicidio
di ex affiliato (nella foto). Il 26 novembre
scorso fece una panoramica
ai pm della Dda sul clan di cui fino a
qualche tempo fa ha fatto parte con
compiti di gestione di stupefacenti.
Ha iniziato a collaborare da detenuto
ed è il figlio di Claudio, ma non sono
parenti di Gennaro: soltanto omonimi.
Naturalmente va premesso che
le persone tirate in ballo nel verbale
devono essere ritenute estranee ai
fatti narrati fino a prova contraria.
«Vincenzo Licciardi si era esteso su
San Pietro a Patierno, zona per la
quale il referente criminale è sempre
stato Gennaro Sacco, e non aveva alcuna
intenzione di fargli spazio in
quella zona. Anzi, Gennaro Sacco
soffriva la condizione di essere subordinato
al clan Licciardi e di non
potersi muovere senza il benestare
di Vincenzo Licciardi. Ugualmente
anche il suo compagno fraterno Giovanni
Cesarano soffriva una condizione
di limitato spazio all’interno del
clan Licciardi nonostante i trent’anni
di malavita che aveva speso per i
Licciardi». Ecco quindi, secondo il
pentito, le ragioni della scissione dei
Sacco-Bocchetti dai Licciardi. «Queste
furono in buona sostanza, le ragioni
che portarono alla scissione dei
Bocchetti dal clan Licciardi, scissione
dopo la quale alcuni affiliato sto
rici ai Licciardi passarono con i Sacco-
Bocchetti: ad esempio “Carminiello
o’ musso”, Vincenzo Allocco,
lo stesso Cesarano e altri dal carcere,
i fratelli Tufano. Anche Pasquale
Salomone aveva questa intenzione
e per questo venne ucciso. Parallelamente
alla scissione dai Licciardi,
Gennaro Sacco fece un accordo con
gli scissionisti di Secondigliano e
con i Lo Russo. Dall’accordo
derivò l’impossessamento
della zona del
Perrone, che è molto vicina
a San Pietro a Paterno,
e degli affari di droga
che prima erano trattati
da Gino e Sergio De Lucia,
“Giambillone” Antonio
Pitirollo, “Peppe o’ capellone”,
“Peppe o’ nasone”,
“Peppe a’ scarola”. La conseguenza
della pressione del clan Bocchettu
e degli scissionisti fu che Pitirollo,
“Capellone”, “Nasone” e “Scarola”
passarono dalla parte dei Bocchetti
mentre Gino De Lucia e
“Giambillone” se ne andarono al Terzo
Mondo e Sergio De Lucia si allontanò
definitivamente dopo l’ultimo
agguatoı».