domenica 6 dicembre 2009

Si è pentito il figlio del boss Sacco


Carmine Sacco si è pentito
e la sua decisione è destinata a
segnare il corso delle indagini sulla
mala dell’area Nord. L’uomo non
è un pregiudicato qualunque, lui è
il figlio di un boss condannato all’ergastolo
per un omicidio ed era
detenuto solo per droga. Quindi il
motivo che lo ha spinto a decidersi
è sicuramente importante, un peso
forse per il quale non ne poteva non
parlarne per liberarsene. Ha parlato
con i pubblici ministeri Stefania Castaldi
e Barbara Sargenti della Dda
di Napoli ed ha raccontato tutto
quello che conosce. Innanzitutto ha
permesso la cattura di 12 presunti
affiliati al gruppo Bocchetti, alleato
ai Sacco e poi ha parlato di esponenti
del suo stesso clan, accusandoli
anche di omicidi.
È un “figlio d’arte” e quando fu catturato
era inseguito da due provvedimenti
restrittivi emessi dalla magistratura
napoletana per droga. Ad
arrestarlo furono i poliziotti del commissariato
di Secondigliano che riuscirono
a bloccarlo all'interno di
un'abitazione di via Monte Faito. Il
28enne ricercato non ebbe neanche
il tempo di tentare la fuga e si lasciò
ammanettare. I due provvedimenti
emessi dalla magistratura,
entrambi di custodia cautelare in
carcere, erano uno del febbraio
2007, emesso dal Tribunale di Napoli,
mentre l'altro fu emesso qualche
giorno mese di marzo dalla sezione
gip sempre del Tribunale di
Napoli. Il padre invece è detenuto
per l’omicidio di Modestino Bosco,
ucciso in un garage di Secondigliano
il 2 settembre del 2006, e sono
stati condannati all'ergastolo, in
primo grado, oltre a Claudio Sacco,
anche Giacomo Selva e Salvatore
De Santo.
Il cerchio attorno ai presunti responsabili
dell'omicidio di Bosco si
chiuse nel giro di pochi giorni. In libertà
restano solo “Gennaro”, colui
che viene tirato in ballo da killer e
mandanti del delitto come l'organizzatore,
e altri due personaggi
non ancora identificati e potrebbe
essere proprio lui a far luce su questo
personaggio non ancora identificato.
L'accusa è quella di omicidio
volontario premeditato in concorso
con l'aggravante del metodo
mafioso. A loro carico ci sono per lo
più esplicite conversazioni telefoniche
intercettate dagli investigatori.
L'omicidio, secondo la Procura,
era premeditato. Adesso proprio
Carmine parlerà sicuramente di
quel delitto e ricostruirà anche quelli
della faida con il clan Licciardi.
Già ha detto di aver saputo i presunti
assassini di Carmine Grimaldi
detto “Bombolone” affiliato alla
cosca dei Licciardi e prima vittima
della scissione.