sabato 23 gennaio 2010

Lo psichiatra che aiutava il capoclan


Era diventato di famiglia
a casa Gallo-Vangone, e teneva i
contatti direttamente con la compagna
del capoclan Giuseppe Gallo,
che grazie a lui aveva evitato il
carcere diverse volte fingendosi
pazzo. È la figura del dottor Adolfo
Ferraro, 58enne, direttore sanitario
dell’ospedale psichiatrico giudiziario
di Aversa nonché più volte consulente
di parte per la famiglia Gallo.
Sono le intercettazioni telefoniche,
in particolar modo quelle con
Annalisa Di Martino, compagna del
capoclan Giuseppe Gallo, ad inchiodare
il medico alle sue responsabilità.
Conversazioni che, secondo
gli inquirenti, sono inequivocabili
e che hanno portato alla luce
una serie di contatti che il professionista,
sempre per conto dei Gallo,
aveva di volta in volta anche con
i colleghi nominati dal Tribunale
per eseguire perizie nei confronti
del boss ma anche dello zio, il ras
latitante Ciro Vangone. Gallo ha ottenuto
numerosi benefici processuali
grazie a certificati che attestavano
problemi, ma lo psichiatra
in alcune occasione ha anche avvertito
il padrino che stava per scattare
un blitz nei suoi confronti. L’accusa
per lui è di favoreggiamento
aggravato per aver agevolato un
esponente della camorra. Non solo
il medico, infrangendo le regole deontologiche,
ma anche d’ufficio, avvicinava
i colleghi chiamati a pronunciarsi
sullo stato di salute mentale
di alcuni elementi della famiglai
Gallo indagati o arrestati per
reati vari ma addirittura aveva “collegamenti
poco chiari con De Martino
Annalisa, compagna del capoclan
Gallo Giuseppe, con la quale
aveva rapporti stabili di frequentazione
e telefonici nel periodo monitorato
(all’incirca 2 anni e mezzo)”.
Già prima dell’inizio della latitanza
di Gallo, dalle conversazioni intercettate
sulle varie utenze nella disponibilità
della convivente, emerge
in modo palese che Ferraro, “anche
in assenza di specifici incarichi
di consulenza ratificati nell’ambito
delle varie procedure penali
nei confronti di esponenti di
spicco della cosca, svolgeva il ruolo
di vero e proprio regista delle attività
finalizzate al riconoscimento
di false patologie mediche allo scopo
di garantire impunità (o importanti
benefici cautelari e penitenziari)
degli stessi sodali”. Per la Procura,
quindi “Emergevano in questo
contesto, e sempre a prescindere
dall’assunzione di incarichi
formali di consulente
di parte, ad
opera del Ferraro
condotte finalizzate
ad “organizzare”
e preordinare
gli esiti
degli accertamenti
dei periti nominati dalle varie
AA.GG. in relazione alle condizioni
di salute del Gallo Giuseppe
ed altri suoi stretti affiliati”.
Gli interrogatori inizieranno già da
oggi e proseguiranno fino a sabato.
E in sede di convalida dell’ordinanza
di sicuro il dottor Ferraro potrà
tentare di spiegare le circostanze
per cui è stato arrestato.