sabato 23 gennaio 2010

“Re” della coca con la pensione di invalidità


Era l'uomo
in grado di muovere quintali di
cocaina grazie alla sua intermediazione
con i trafficanti colombiani.
Un boss fidato, potente, capace
di farsi rispettare anche dai
gotha del narcotraffico internazionale
e a far girare affari miliardari
che secondo gli inquirenti fanno
del cartello criminale da lui capeggiato
una tra le holding più potenti
d'Europa. Per i medici che lo
visitarono ad Aversa, non era capace
di intendere di volere, e per
questo percepiva una pensione di
invalidità di 699 euro, oltre all’accompagnamento.
Per i capi delle
organizzazioni criminali, invece,
era un temibile e rispettato boss
della camorra. Per farsi rispettare,
i suoi uomini di fiducia incutevano
terrore con la violenza, picchiando
e sequestrando gli affiliati che
“sgarravano” nei pagamenti delle
partite di cocaina. “L'organizzazione
da lui gestita è tra le più pericolose
e potenti dell'intera Campania
– evidenzia il tenente colonnello
della Guardia di Finanza Antonio
Quintavalle – in grado di controllare
un traffico di gran lunga superiore
a quello gestito dai clan
della zona nord di Napoli”. Gli affari
che il potente boss Giuseppe
Gallo gestiva, secondo gli 007 dello
Scico delle Fiamme Gialle , toccavano
persino le coste siciliane e
del basso Lazio, dove da tempo
aveva messo su le sue basi operative.
In questa sorta di Risiko criminale
per l'espansione dei traffici
illeciti, Gallo era riuscito ad insediarsi
sul territorio, anche ripulendo
capitali provenienti dalle attività
illecite che venivano rinvestiti
in terreni e ristoranti. Immobili,
ristoranti, terreni, ma anche
auto di lusso e cavalli purosangue:
così accresceva oltreoceano il carisma
del capoclan che sulla carta
non era in grado di intendere e di
volere. Uomo che col suo prestigio
conquistato.