mercoledì 20 gennaio 2010

Soldi freschi a tassi del 200%


È stato Antonio Prestieri
a far emergere come Paolo Gervasio,
parallelamente al traffico di sostanza
stupefacente, gestisse anche
un giro di usura nei confronti
di commercianti di Secondigliano e
comuni limitrofi. Il pentito ne parlò
dell’interrogatorio del 28 maggio
2008. Ecco alcuni passaggi, con la
consueta premessa che le persone
tirate in ballo devono essere ritenute
assolutamente estranee ai fatti
narrati fino a prova contraria.
«Con riferimento all’usura voglio
precisare che la stessa nel Rione
Monterosa è effettuata da zio Paolo,
zio di Cafasso Massimiliano detto
“maglietella”. Ricordo, per attestare
ciò un episodio particolare
che ha visto tra l’altro coinvolto un
mio lontano parente, tale Salvatore
che gestisce una caffetteria all’interno
del Rione Monterosa. Detto
Salvatore come seconda attività
svolge anche piccoli lavori edili
e perciò è entrato in rapporti con
tale Di Donato, soggetto abitante a
Posillipo, persona di circa 40 anni
leggermente
calva. Questo
Di Donato è
proprietario di
alcuni capannoni,
non ricordo
dove, e stava per entrare in
società con il Salvatore. Per alcuni
problemi economici detto Di Donato,
in un periodo antecedente alla
faida, ebbe la necessità di un prestito
di circa 400mila euro e per detto
prestito si rivolse al Salvatore,
che lo mise in contatto con lo zio
napoletani di via Fratelli Cervi. Valore commerciale presunto:
circa un milione di euro. Poi i sigilli sono stati apposti a un Punto
Snai in via Piero Gobetti a Napoli, di fronte alla fermata della
metropolitana “Scampia”, intestato a Maria Rosaria Gervasio,
napoletana di via Labriola, figlia di Francesco. Valore
commerciale: circa 250mila euro.
Infine, è stato sequestrato un complesso immobiliare a Villaricca,
in corso Europa 49, composto da tre appartamenti tutti di
proprietà di Valentina e Giuseppe Gervasio (figli di “zio Paolo”) e
di Antonietta Abbatiello (moglie di Paolo Gervasio). Valore,
900mila euro.
Paolo, il quale fece materialmente
consegnare la somma di denaro da
tale Federico Pasquale, soggetto di
Melito. Non posso dire il tasso di
interesse praticato ma posso solo
dire che detto prestito iniziale è
maturato fino a poco tempo fa a circa
un milione e 50.000 euro».
Il collaboratore continuò così: «La
somma di 400mila euro è stata consegnata
al Di Donato in più tranche
nell’arco di un mese. L’accordo era
che, senza toccare il capitale, lo zio
Paolo ogni mese ritirava 10mila euro
quale interesse. Voglio precisare
che ad un certo punto Federico Pasquale
e lo zio Paolo litigarono in
quanto quest’ultimo non si trovava
con i conti relativi a tutti i prestiti
usurai effettuati e pertanto lo
zio Paolo allontanò il Pasquale Federico
ed iniziò a chiamarsi tutti i
debitori dicendo
agli stessi che da
quel momento dovevano
avere rapporti
solo con lui.
Lo zio Paolo riscontrò
un ammanco da parte del Pasquale
Federico, che tra l’altro svolge
l’attività di bidello, di circa
170mila euro, ed i predetti si accordarono
nel senso che il Pasquale
Federico avrebbe corrisposto allo
zio Paolo la somma di 1.000 euro
al mese».