mercoledì 10 febbraio 2010

«Caso Mancuso, intervenga Alfano»


Il muro di gomma della
Procura di Roma non si scompone
nemmeno dopo la rivelazione
da parte del nostro giornale dei
contenuti del fascicolo aperto un
anno e mezzo fa sul procuratore
di Nola Paolo Mancuso e affidato
al pm capitolino Giuseppe De Falco.
Un fascicolo rimasto per tutto
questo tempo a modello 45 (fatti
non costituenti reato) senza
mai passare a modello 21 (con la
conseguente iscrizione dell’alto
magistrato partenopeo nel registro
degli indagati). Dalla Procura
capitolina la parola d’ordine è
«no comment». Nessuna voglia di
chiarire se e quando il fascicolo
sia stato definitivamente archiviato,
nè quali attività siano state
svolte. E proprio sulla Procura
di Roma si incentrano ora le polemiche.
L’onorevole Marcello Taglialatela,
componente della
Commissione parlamentare antimafia,
ha presentato una interrogazione
urgente al ministro della
Giustizia. Chiede ad Angelino Alfano
di intervenire sulla Procura
capitolina «affinché si ponga la
parola fine su questa vicenda e si
comprenda definitivamente quali
siano le sorti del fascicolo con
le accuse al Procuratore Paolo
Mancuso». Taglialatela vuole anche
sapere come mai nessuna informazione
è stata data della vicenda
al Guardasigilli ed al Consiglio
superiore della magistratura.
Come anticipato ieri, tre boss di
camorra hanno fatto affermazioni
gravi sul conto del Procuratore
Mancuso, tutte da verificare. L’ex
ras di San Giuseppe Vesuviano
Antonio Cutolo sostiene che il
CUTOLO E I FAVORI AI DETENUTI, MANCUSO GIÀ FINÌ SOTT’ACCUSA
Il precedente del caso Mallardo
magistrato si
sarebbe interessato
per
mitigare le
condizioni carcerarie
di alcuni
camorristi.
Il pentito
Peppe Misso
junior, nipote
del padrino
della Sanità,
sostiene che lo
zio gli disse di
essersi alleato
con Paolo Di
Lauro per godere anche lui della
protezione dell’ex capo della Dda
di Napoli che, a dire di Misso,
avrebbe ammorbidito le inchieste
sul clan di Secondigliano fin
dagli anni ‘90. Infine, il collaboratore
di giustizia Maurizio Prestieri
ha messo a verbale la frase
forse più grave: «Paolo Di Lauro
mi disse che il suo referente in
Procura era Paolo Mancuso». Dichiarazioni
tutte de relato, con
pochi spunti di verifica e nessun
riscontro concreto. Che andavano
dunque approfondite dalla
Procura di Roma.
Articolo preso dal giornale il roma.