venerdì 5 marzo 2010

Stanato il killer, ma il boss sfugge


Espugnato il fortino del
boss ma Cesare Pagano è riuscito a
sfuggire alla cattura, per un soffio.
La brillante operazione eseguita a
Quarto dalla Squadra Mobile della
Questura di Napoli ha consentito,
comunque, di assicurare alla giustizia
Carmine Cerrato, di 34 anni,
ritenuto uno dei componenti del coordinamento
strategico del gruppo
degli “scissionisti. L’arrestato era
stato colpito da un provvedimento
restrittivo con le accuse di associazione
di stampo camorristico e
traffico internazionale di droga. Il
trentaquattrenne viene ritenuto
uno dei killer appartenenti al gruppo
di fuoco che fu impegnato nella
lotta armata contro i Di Lauro, tra il
2004 e 2005, che fece oltre 50 vittime,
ma a suo carico non ci sono accuse,
per il momento, di omicidio.
Carmine Cerrato è stato sorpreso
dagli agenti della Mobile, coordinati
da Vittorio Pisani, in una delle
villette del complesso residenziale
che si affaccia sul costone del vecchio
cratere che sovrasta i Campi
Flegrei. Una struttura immersa nel
verde, raggiungibile percorrendo
una strada stretta e così irta da rendere
difficile la salita con le auto,
facilitate solo dalla presenza di dossi.
Il “parco” è composto da una
ventina di fabbricati, tra questi anche
la villetta dove si era rintanato
il boss Cesare Pagano, 41 anni, irreperibile
“da sempre”. Era nella villetta
più sicura, o forse anche una
di quelle realizzate abusivamente,
quindi non segnalate sulla carta toponomastica,
insomma “inesistente”.
Il complesso poteva contare su
due piscine, una grande l’altra piccola,
un campo per il calcetto ed un
ristorante, chiamato “El Faro”, gestito
da un uomo e dalla moglie
(che sono stati denunciati) che avevano
il compito di vivandieri, procurandosi
il cibo e cucinandolo: in
pratica il locale, sebbene fosse
chiuso, funzionava quotidianamente
solo per i latitanti. La fortuna
del capocosca del gruppo criminale,
unitamente a Raffaele
Amato, attualmente detenuto, è
stata anche che i 150 poliziotti che
hanno partecipato al blitz notturno
non potevano sapere quale fosse il
suo rifugio, nonostante i lunghi servizi
di appostamento e di intercettazioni
ambientali effettuati. La certezza
della sua presenza è stata data
dal fatto che in una delle villette
c’era il figlioletto del boss, di appena
12 anni, in compagnia di un suo
uomo di fiducia. È pensabile che il
bambino stesse trascorrendo una
notte con il padre latitante e poi
avrebbe fatto ritorno a casa: infatti,
non sono stati rinvenuti ricambi
di abbigliamento, così come invece
è accaduto per il boss. Per gli investigatori
oltre al capoclan, inserito
nell’elenco dei 30 latitanti più
pericolosi, potrebbe essere sfuggito
al blitz un altro latitante, che faceva
la vedetta. La polizia ha espugnato,
quindi, la roccaforte del clan
divenuto il covo di latitanti. Al momento,
oltre a Cesare Pagano, mancano
all’appello altri quattro malviventi
degli “scissionisti” che sono
attivamente ricercati. Per gli “007”
della Questura, diretta dal questore
Santi Giuffré, il boss Cesare Pagano
era rintanato nel complesso
dal Natale dell’anno scorso, circostanza
che fa intuire quanto sia stato
complesso ed articolato il lavoro
portato avanti dalla Squadra Mobile
che ha conseguito un altro importante
successo nella lotta alla
camorra cittadina.
Un covo “dorato” quello
dei due superlatitanti. Al quale si
giunge lungo una traversa impervia
e tortuosa di via Viticella, una strada
non asfaltata dove il terreno è solcato
da profonde buche, o da via
Giacinto Girone, altra traversa più
percorribile, che porta all’ingresso
del complesso turistico apparentemente
dismesso. L’edificio è posto
alla estrema sommità del cratere che
affaccia sui Campi Flegrei tra numerosi
vigneti, sterpaglie, dove molti
sono i sentieri che portano alla zona
sottostante dei Pisani: da qui Pagano
è riuscito a fuggire facendo
perdere le prorpie tracce. Sarebbe
stato avvisato del blitz da una vedetta
che era appostata su una sedia
in mezzo ai cespugli all’ingresso
dello stabile. Anche la vedetta è poi
scomparso nel nulla. Nell’abitazione
al primo piano lusso dappertutto.
Oltre a sessantamila euro in contanti,
ritrovati nel covo anche numerosi
oggetti di valore. Poste su alcuni
mobili bianchi in una delle due
stanze dell’appartamento
c’erano otto
bottiglie di
champagne
“Don Perignon”,
insieme
a diverse bottiglie di liquore e whisky,
spumante e pregiati vini rossi.
Nel bagno su due mensole in vetro
17 confezioni di profumo delle marche
più costose. In camera da letto
diciotto paia di scarpe “Hogan”, tanti capi di abbigliamento griffati e indumenti
intimi marcati “Dolce &
Gabbana”, alcuni dei quali ancora
chiusi nelle confezioni. Su un tavolo
anche una proposta d’acquisto
con tanto di foto per uno yacht del
valore di un milione e 800mila euro.
L’appartamento, che costituiva una
delle residenze dei due super-ricercati,
è uno dei tre locali affittati dal
proprietario della struttura, uno dei
quali occupato dall’anziano genitore.
Di fronte all’edificio una costruzione
appena ristrutturata, una sorta
di guardiola nella quale su un divano
letto dormiva forse uno dei
fiancheggiatori, dove anche qui sono
state ritrovate due scatole contenenti
champagne, oltre ad un gioco
di scacchi, numerosi libri di fumetti
e una tv con la quale l’occupante
trascorreva il suo tempo. Intorno
altre piccole
e basse abitazioni.
Lungo un sentiero
si spostavano, indisturbati,
i latitanti,
per usufruire di un
ristorante–pub apparentemente
dismesso da tempo,
con parquet in legno, divanetti, angolo
bar e vari comfort, tra i quali
due piscine con idromassaggio, poste
su una terrazza che affaccia sui
Campi Flegrei.Articolo copiato dal giornale ilroma.