venerdì 5 marzo 2010

Tremano gli scissionisti, chiesti 728 anni


Quattro udienze nelle quali il pubblico ministero della Direzione distrettuale
antimafia di Napoli, Stefania Castaldi (nella foto), ha cercato
di ricostruire tutti i passaggi che hanno portato all’arresto di mezzo clan
degli scissionisti di Secondigliano. Un lavoro minuzioso, un mosaico di
intercettazioni, informative, dichirazioni di pentiti raccolte in oltre mille
pagine di ordinanza, che ieri è culminato con le richieste di condanna
per i 56 imputati che hanno chiesto di essere processati con il rito
abbreviato. In totale 728 anni di carcere richiesti per coloro i quali sono
considerati dalla Procura dei ras, affiliati o semplici spacciatori di un sistema
camorristico che è in grado di fatturare milioni di euro ogni anno
solo con lo smercio di sostanze stupefacenti e che ha avuto la forza
nel 2004 di dichiarare guerra all’impero
di Paolo Di Lauro. Le pene
più alte sono state invocate per i capi
tra i quali Raffaele Amato e Vincenzo
Notturno: 20 anni a testa. Per
loro è contestata oltre che l’accusa
di camorra anche quella di associazione
a delinquere finalizzata al
traffico di sostanze stupefacenti e
20 anni è il massimo di pena che si
può richiedere in un rito abbreviato.
Gli altri sono considerati fiancheggiatori
e rispondo di associazione
camorristica: Ermelinda, Rosario
e Vincenzo Pagano, tutti parenti
del superlatitante Cesare, proprio
ieri sfuggito per un soffio alla
cattura. Le pene per loro oscillano
attorno ai 10 anni. La requisitoria di ieri è l’epilogo del blitz denominato
“C3”, soprannome questo usato dal ras Lello Amato durante il suo periodo
di latitanza. Lo ha spiegato ieri il pm al gup Chiaromonte che a fine
marzo dovrà pronunciarsi dopo le arringhe della difesa che sono spalmate
per tutto il mese. Ogni settimana discuteranno per otto imputati
alla volta tranne il 31 marzo quando a discutere saranno solo gli avvocati
Michele Cerabona e Luigi Senese che assistono più persone imputante
nel procedimento. Una maxioperazione che fece seguito all’arresto
del superboss Raffaele Amato stanato a Marbella dopo un lungo periodo
di latitanza. Le intercettazioni che sono servite per bloccarlo sono
state usate per l’ordinanza ed hanno portato all’arresto di tutti gli esponenti
di spicco della cosca che controlla l’area nord della città. Ma lo
Stato è presente e combatte ogni giorno affinché quella parte di territorio
torni sotto la propria competenza.DAL GIORNALE IL ROMA