lunedì 26 aprile 2010

Mise la foto con Lavezzi su Facebook Tatuatore fu ucciso per invidia


Una foto con il fuoriclasse argentino Lavezzi pubblicata su Facebook, è stata la ciliegina sulla torta. Fra il tatuatore Gianluca Cimminiello e il suo «amico-rivale», Enzo «il Cubano», c’era un forte sentimento di acredine. Nessuno, però, pensava che si sarebbe arrivati a questo. Il Cubano chiamò in causa la camorra: nel negozio di Cimminiello si presentò un gruppo di tre persone, capeggiato dal cognato di Cesare Pagano (capo degli «Scissionisti», ancora latitante) per «avvertirlo» che così non andava. Con quella foto, aveva oltrepassato il segno.
IL RAID - La spedizione fu un fiasco: tornarono tutti a casa dopo averle prese, visto che il tatuatore era anche un esperto di arti marziali. E fu proprio quella la sua colpa più grande, quella di aver picchiato il capo del commando, Vincenzo Noviello, imparentato con «Cesarino», sfuggito recentemente a un blitz di polizia. I carabinieri della compagnia di Castello di Cisterna, hanno arrestato Vincenzo Russo, capo del gruppo di fuoco che uccise Cimminiello il 2 febbraio scorso.
A scatenare la lite fu proprio la foto pubblicata su Facebook da Cimminiello, che lo ritraeva insieme a Lavezzi, grande appassionato di tatuaggi. La foto che sarebbe era accompagnata anche da un messaggio di critica nei confronti del collega concorrente. Da qui la gelosia, sfociata poi in vendetta, prima col raid punitivo e poi con l’omicidio, scatenato dal pestaggio al rampollo della famiglia criminale egemone a Scampia, messo in atto da un commando che aveva alle spalle Vincenzo Russo.
IL POCHO - L'immagine con Lavezzi, in ogni caso, era un frutto di un fotomontaggio: lo scenario originale era il parcheggio dello Stadio San Paolo di Napoli. Il tatuatore di Casavatore aveva ritagliato la sua figura e quella del calciatore, associando come scenario il proprio negozio. Fonti vicine al fuoriclasse argentino, però, gli avrebbero chiesto di toglierla dal web poiché violava i diritti d'immagine. A raccontare come andarono le cose, è la stessa convivente della vittima che ai militari spiegò poco dopo l'omicidio: «Ricordo che il mio convivente Gianluca, aveva l’abitudine di fare degli appelli ai suoi clienti e non, sul suo profilo di Facebook, ai quali riferiva di fare attenzione a non andare dai tatuatori sprovvisti di qualsiasi licenza sia sanitaria che amministrativa- comunali-, cioè abusivi e che svolgono l’attività presso abitazioni private e non commerciali. Uno dei cosiddetti appelli è stato pubblicato da Gianluca prima di Natale 2009 e la cosa ha suscitato delle lamentele da parte di altro tatuatore a nome Enzo detto il “Cubano”, di cui so che era amico di Gianluca da qualche anno e che attualmente ha un negozio di tatuaggi nel comune di Melito di Napoli, di cui sconosco l’esatta ubicazione. Ricordo che prima del decorso Natale, Gianluca mi raccontò che Enzo il Cubano aveva avuto una discussione telefonica durante la quale il predetto Enzo gli chiedeva delle spiegazioni del perché lui pubblicava le predette notizie su Facebook e nel contempo riferiva sempre sul suo profilo ai suoi clienti e non di guardare anche le fotografie dei tatuaggi nonché di informarsi prima di andare dai tatuatori. (...)
LA FOTO CONTESTATA - «Circa 15 gg fa, nel corso della partita di calcio tra il Napoli ed il Palermo, Gianluca ebbe modo di farsi una fotografia con il calciatore del Napoli, Lavezzi, il quale a quella gara non prese parte. Detta fotografia Gianluca le fece nei pressi del parcheggio del pullman che porta i giocatori allo stadio, avendo amicizia con uno degli autisti. Della fotografia Gianluca ne fece un fotomontaggio, facendo in modo che la stessa era stata scattata all’interno del negozio di tatuaggi e la pubblicò sul suo profilo di Facebook. Dal momento della pubblicazione, Gianluca ha ricevuto svariati messaggi da parte dei clienti che chiedevano allo stesso se avesse tatuato il calciatore Lavezzi . Tutti i richiedenti ricevevano da Gianluca una risposta negativa. A questi messaggi si è aggiunto quello di Enzo il Cubano il quale chiedeva a Gianluca se quel calciatore fosse Lavezzi o un suo sosia. Gianluca gli rispondeva affermativamente e la cosa destava dell’invidia da parte di Enzo il Cubano il quale riferiva a Gianluca che il calciatore Lavezzi doveva essere tatuato da lui, in quanto aveva già tatuato altri calciatori tra cui Floro Flores, ma sempre come detto da lui a Gianluca. La comunicazione su Facebook terminava con il messaggio da parte di Enzo il Cubano il quale riferiva che sarebbe passato al negozio e Gianluca gli rispondeva che l’avrebbe aspettato. Enzo il cubano non è mai venuto al negozio di Gianluca, ma a suo nome sabato 30 gennaio verso le ore 12.30 circa, si sono presentate al negozio di Gianluca, dove ero presente anch’io, tre persone di sesso maschile di circa 30/35 anni ed uno dei tre riferiva di essere il cugino di Enzo il cubano e con tono arrogante chiedeva spiegazioni a Gianluca in ordine alla fotografia che si era scattato insieme al calciatore Lavezzi. Gianluca invitava il soggetto ad abbassare il tono della voce all’interno del negozio in quanto vi era un cliente a cui Gianluca stava facendo un tatuaggio.
«IL CUBANO» - Gianluca durante l’accesa discussione chiedeva al soggetto chi fosse, da quale zona venisse e che cosa volesse, quest’ultimo riferiva a Gianluca che poiché aveva una “tarantella” con “Enzo il cubano” per il fatto della pubblicazione della fotografia, la tarantella da quel momento era di sua pertinenza, tentando entrambi di aggredirlo. L’aggressione non avvenne in quanto Gianluca, essendo diplomato in arti marziali e di disarmo da coltello, picchiò al viso il soggetto che si era qualificato quale cugino di Enzo il cubano, mentre quegli altri due in sua compagnia fuggirono dal locale per paura di prenderle. (...) La mattinata odierna è trascorsa senza problemi, a differenza di quanto avvenuto nella serata odierna….».
ALTRE CONFERME - Tutti gli elementi forniti dalla donna sono stati confermati da diverse altre persone ascoltate a vario titolo dai carabinieri. Fra loro, un panettiere vicino agli ambienti della malavita, che aveva provato ad intercedere per evitare quanto poi è accaduto.