domenica 18 aprile 2010

Napoli, muore la vedova del boss e il clan blocca il traffico per il corteo

Via Regina Margherita è una strada laterale del corso Secondigliano, una delle traverse che si intrecciano nella periferia nord di Napoli rendendo invisibili i confini tra un quartiere e l'altro.
Di sabato mattina è trafficata come al solito. Auto incolonnate e motorini che fanno zig zag per avanzare più speditamente. Il corteo funebre si è mosso dal corso imboccando una serie di stradine. Da via Regina Margherita, proseguendo lento fino al cimitero di Miano dietro al feretro di una vedova di camorra. Per garantire il passaggio funerale, un gruppo di motociclette ha fatto da barriera fermando il traffico di auto. È durato poco, il blocco. È stato questione di minuti, poi la viabilità ha ripreso il suo corso naturale e il corteo ha proseguito verso il cimitero.

Le moto erano una ventina, c'è chi dice anche di più. Tra scooter di grossa cilindrata e moto di tipo Enduro. Qualcosa di simile a quella che in gergo camorristico viene definita la «stesa», un corteo di moto che sfila per le strade del rione, tradizionale parata di affiliati in onore al boss o a scopo dimostrativo quando si tratta di rimarcare la presenza del clan su un determinato territorio. Il temporaneo blocco di moto, ieri mattina intorno alle 11, a Secondigliano, non ha allarmato le forze dell'ordine ma, comunque, non è passato inosservato: i carabinieri hanno effettuato un controllo in zona, e qualche zoom sulle riprese filmate dalle telecamere in strada. Non sembra essere emerso nulla di allarmante. Anche il blocco ha avuto una durata breve tale da non interrompere, se non per qualche minuto, la regolare viabilità. «Quando c'è un funerale è normale che rallenti il traffico», ha minimizzato qualcuno. Ma ieri c’è stato qualcosa di più che un semplice rallentamento.

A Secondigliano, tradizionale terra di camorra, la gente è anche abituata alle azioni di spavalderia. Di fatto le venti e passa moto hanno attirato l'attenzione. Un corteo simile non è cosa frequente. E la defunta era una vedova di camorra. Il marito, Domenico Silvestri, fu assassinato più di vent'anni fa. Per gli inquirenti era un uomo del «sistema», un fedelissimo del vecchio boss di Secondigliano Aniello la Monica insieme a Paolo Di Lauro, Raffaele Prestieri e Enrico D'Avanzo.

Il profilo di Silvestri lo descrissero agli inquirenti alcuni collaboratori di giustizia come l'ex capozona di Mugnano Antonio Rucco, e ne parlò Costantino Sarno, il boss di Miano, durante la sua breve parentesi da collaboratore. Silvestri, soprannominato «Mimì 'a svergognata» forse per il carattere diretto e poco diplomatico, avrebbe guidato l'ala militare del gruppo di La Monica. Alla fine degli anni Ottanta, si disse per dissidi interni, Silvestri fu attirato in una trappola nelle vele di Scampia e ucciso con un colpo di pistola alla nuca sparato a bruciapelo. Esecutori e mandanti di quel delitto non sono mai stati scoperti.