venerdì 28 maggio 2010

Colpo al clan Prinno, sette arresti

Un duro colpo è stato assestato
dai carabinieri al clan Prinno
di Rua Catalana. Ieri notte, i militari
del Nucleo investigativo (al
comando del colonnello D’Aloya)
del comando provinciale di Napoli
(diretto dal colonnello Mario Cinque)
hanno eseguito un’ordinanza
di custodia cautelare in carcere
emessa dal gip del Tribunale di Napoli,
su richiesta della Direzione distrettuale
antimafia, a carico di 7
persone, compresi i boss Giuseppe
e Vincenzo, entrambi già detenuti
(il primo nella Casa lavoro di
Modena). In manette anche Ezio
Prinno, considerato l’attuale reggente
del clan, la madre, Carmela
Stefanoni, assieme alla sua consigliera,
Giuseppina Russo,entrambe
ritenute affiliate alla famiglia
malavitosa che ha la sua roccaforte
nella zona centrale della città.
In pratica, secondo gli inquirenti,
nella cosca erano coinvolti padri,
madri, figli, nipoti, partecipando
tutti attivamente all’organizzazione.
Tutti gli arrestati devono ora rispondere
del reato di associazione
per delinquere di tipo mafioso. A
tre di loro, inoltre viene contestata
anche l’accusa di rapina aggravata
ai danni di un istituto di credito,
consumata con la tecnica del
“buco”, e a 5 il reato di detenzione
e porto illegale di armi da fuoco. Il
provvedimento restrittivo è stato
emesso a conclusione di una complessa
ed articolata attività investigativa
del Nucleo investigativo
del reparto operativo dei carabinieri,
che prese il via nel marzo
2009 e si concluse nel luglio dello
stesso anno: l’inchiesta documentò
l’esistenza e l’attività criminale
del sodalizio criminale di Rua Catalana
riguardante il controllo del
territorio e l’assoluta gestione degli
affari illeciti di alcuni rioni cittadini,
tra cui spaccio di stupefacenti
ed estorsioni, in seguito anche
ad accordi con altre organizzazioni
camorristiche.
Dalle indagini sono emerse alcune
fasi, importanti, per la supremazia
del clan: una di queste è rappresentata
dall’accordo sancito tra il
capocosca Giuseppe Prinno ed il
gruppo dei Ricci, referente del clan
Sarno nella zona dei Quartieri Spagnoli,
dopo una scissione familiare;
ed ancora, le opposte alleanze
fatte da Vincenzo Prinno, fratello
di Giuseppe, con la cosca degli
Elia, gruppo egemone nell’area del
Pallonetto di Santa Lucia, con i
Mariano della zona dei Quartieri
Spagnoli, e con i Lepre, operanti
nella zona del Cavone. Le prime
prove acquisite consentirono agli
investigatori, il 28 maggio 2009, di
assicurare alla giustizia i cugini
Salvatore e Luigi Prinno in occasione
del ricevimento in un ristorante
di Terzigno per il matrimonio
di Gianluca Prinno. Il primo,
bloccato, fu trovato in possesso di
una pistola, sistemata nella cintola
dei pantaloni, mentre a casa del
cugino vennero trovate 2 pistole
che l’uomo custodiva in una cassaforte.
Fu anche accertato che le
tre armi erano in uso al braccio armato
del clan. Quasi un anno dopo,
il 24 luglio 2009 è finito dietro le
sbarre Christian Antonio Prinno,
figlio di Vincenzo, con l’accusa di
detenzione e porto illegale di arma
da sparo. Inoltre, sono stati individuati
gli autori della rapina avvenuta
il 16 marzo 2009 ai danni della
Banca Popolare di Puglia e Basilicata,
in via Depretis, a pochi
passi della Questura di Napoli.
Articolo preso dal giornale il roma.