martedì 25 maggio 2010

«Così uccisero Vincenzo Chiaro e Pasquale Grimaldi»

Tre omicidi fuori “zona”.
Consumati in un quartiere
che non è quello di competenza
del collaboratore di giustizia ma
che sono importanti per ricostruire
retroscena di patti, alleanze,
scambi di piaceri e di killer.
Il collaboratore che parla è
Carmine Martusciello, ex affiliato
al clan Di Biasi dei Quartieri
Spagnoli e da anni passato
a collaborare con lo Stato. È ritenuto
un collaboratore attendibile,
un personaggio che ha svolto
ruoli di spessore all’interno della
cosca di appartenenza e per
tale ragione importante per dare
rilievo alle sue accuse. Parla di
tre omicidi e le dichiarazioni dichiarazioni
sono state depositate
nel processo per associazione
a delinquere per personaggi del
clan Mazzarella. Ricostruisce
l’omicidio di Vincenzo Chiaro,
assassinato a Soccavo il 24 marzo
del 2005: fu trovato in un burrone.
Quello di Pasquale Grimaldi,
ucciso al rione Traiano il
16 giugno del 2006 e infine dell’omicidio
di Antonio Cardillo
ai Quartieri Spagnoli dove invece,
Luigi Cangiano, sempre ex
esponente dei clan dei Quartieri
Spagnoli, fa il nome di un altro
presunto assassino che fin a
questo momento non era mai
stato tirato in ballo. Ecco il passaggio
più importante del suo
verbale datato 31 luglio del 2008
ma che solo ieri è stato portato
a conoscenza. «Quando sono stato
scarcerato decisi di vendicare
mio cugino, Vincenzo Chiaro,
uccidendo uno degli Scognamiglio,
ma il “Nirone” che al rione
Traiano ed era a conoscenza dei
fatti, mi disse che l’omicidio di
mio cugino era stato materialmente
commesso da Alfonso
Sorrentino il quale gli sparò prima
alle spalle due colpi e poi lo
spinsero in un dirupo. La madre
di Vincenzo Chiaro mi accompagnò
a vedere il posto dove
avevano trovato il cadavere. Una
volta appresi i fatti tramite Salvatore
Maggio, affiliato ai Mazzarella
ed autore dell’omicidio di
Pasquale Grimaldi, avvenuto al
rione Traiano qualche anno fa.
Individuai tale persona come
persona vicina agli Scognamiglio,
non volli però ucciderlo subito
e poi con il tempo non mi è
stato possibile compiere l’omicidio.
Con riferimento all’omicidio
mi riservo di rendere dichiarazioni
in seguito». Poi un salto al
primo agosto del 2005 quando
tra i vicoli dei Quartieri Spagnoli
fu assassinato il giovane Antonio
Cardillo, figlio del boss scissionista.
Il verbale di Cangiano
è del 9 luglio del 2008 quando i
pubblici ministeri gli mostrano
le foto di alcuni pregiudicati. Lui
dice: «Al numero 3 riconosco mio
cugino Emilio Quindici. Si
tratta di un killer dei Di Biasi ed
è l’autore dell’autore dell’omicidio
di Antonio Cardillo di cui ho
già parlato. Emilio fu incarica in
passato da Scala Raffaele di uccidere
Salvatore Maggio, un affiliato
ai Mazzarella. L’omicidio
non si fece più, perché Maggio
fu arrestato in un garage al rione
Traiano»