mercoledì 12 maggio 2010

Il business dell’ortofrutta: 66 arresti

Tre clan della Campania e
addirittura la mafia. Prima in guerra
tra loro e poi in federazione: perché
gli affari vengono prima di tutto. Prima
delle guerre e degli atti intimidatori,
dei feriti e delle risse. Così i
Licciardi di Secondigliano, la fazione
di Schiavone dei Casalesi, i Mallardo
di Giugliano e i mafiosi di Catania,
sono riusciti a gestire in completo
monopolio il trasporto di frutta,
ortaggi e verdura da nord a sud
con società intestate a prestanomi
ma che erano direttamente riconducibili
alle cosche. Ieri la Dia di Roma,
la squadra Mobile della questura
di Caserta, coordinati dalla Procura
di Napoli (con il capo degli Uffici,
Giandomenico Lepore e il procuratore
aggiunto Federico Cafiero
De Raho), hanno eseguito 66 ordinanze
di custodia cautelare su 67.
Ma per l’unico latitante è questione
di ore in quanto già è stato individuato.
L’inchiesta conta inoltre sette
indagati a piede libero (per un totale
di 74 persone coinvolte), per i
quali il giudice per le indagini preliminari
di Napoli Marzia Castaldi non
ha ritenuto necessaria l’applicazione
della misura di custodia cautelare
chiesta dai pm della Dda di Napoli.
Nelle 510 pagine di ordinanza
c’è ricostruita tutta la genesi che,
dallo scontro tra le cosche alla federazione,
ha portato al monopolio totale
della camorra in un settore che
garantiva milioni di euro al mese.
Tant’è che le cosche erano pronte a
scannarsi pur di non perdere l’affare.
Il sistema era semplice. Ogni clan
aveva la sua società di riferimento:
la “Junior Trasporti” di Almerico Sacco,
referente dei Licciardi, la “Panico
Trasporti”, legata al clan Mallardo
con il suo referente Antonio Tesone
che opera nel settore anche
grazie alla ditta che fa riferimento ai
fratelli Panico, ed infine il clan dei
Casalesi con il suo referente Francesco
Schiavone di Luigi, con la ditta
“Paganese Trasporti”, di Costantino
Pagano. Ciascuna di queste ditte
era in grado di mobilitare al suo
seguito un’ampia flotta di autoarticolati
di proprietà di diversi padroni.
Dopo momenti di tensione forti
(tra il 2005 e il 2006) con scontri armati
e raffiche di intimidazioni si è
assistito ad una spartizione del mercato
tra le varie organizzazione che
rendeva del tutto impossibile la libera
concorrenza. Inoltre tra un carico
di frutta e l’altro veniva anche
trafficato altro: droga ma soprattutto
armi da guerra che erano destinate
il più delle volte ai Casalesi. Nessuno
ovviamente poteva rifiutarsi di affidare
a quelle ditte la propria merce
per essere trasportata anche se il
servizio era più oneroso o addirittura
scadente di un altro offerto da
un’altra ditta. Dalle intercettazioni
telefoniche e dalle dichiarazioni dei
collaboratari di giustizia (Felice Graziano
dell’omonimo clan di Quindici
e Carmelo Barbieri del clan Madonia)
si sono anche ricostruite tutte le
pressioni che i venditori di frutta e
verdura di mezza Italia erano costretti
a subire. Contestualmente alle
ordinanza di custodia cautelare è
stato eseguito nei confronti degli indagati
arrestati e dei loro familiari un
decreto di sequestro preventivo d’urgenza
di un ingente patrimonio, valutato
in circa 90 milioni di euro. Si
tratta di aziende del settore, di appartamenti,
appezzamenti di terreno,
conti bancari ed una flotta di automezzi
di oltre 100 unità