martedì 25 maggio 2010

Il ras pentito svela quattro omicidi

Quattro omicidi sui quali
il collaboratore di giustizia Vincenzo
Esposito detto “’o cuzzecaro”
racconta la sua verità. In due
verbali il collaboratore di giustizia
dice di poter parlare di quattro episodi
di sangue. Il primo è quello
dell’omicidio di Franco Ferrone,
ammazzato al Mercato il 3 febbraio
del 2004. «Ad assassinarlo è stato
Carlo Radice e Giuseppe Persico
su incarico di Salvatore Astuto
e Francesco Mazzarella - dice
Esposito - Hanno avuto un ruolo
nella fase organizzativa anche Enrico
Autiero e Alfonso Criscuolo
il quale ha anche curato il
recupero dell’arma. Fu utilizzata
una pistola calibro 378». Nel verbale
del 24 marzo scorso, depositato
ieri nel corso del processo che
vede imputati per associazione a
delinquere di stampo camorristico
esponenti del clan Mazzarella del
calibro di Gennaro, Francesco e
Ciro, ci sono delle pagine omissate
dalla Procura e brevi cenni ad altri
delitti che, come dice lo stesso
collaboratore di giustizia, saranno
resi noti in altri verbali di interrogatorio.
Oltre a quello di Ferrone,
Esposito dice di poter raccontare,
«perché ho saputo da Francesco
Mazzarella», dei delitti di Pasquale
Finizio, avvenuto il 24 aprile
del 1998 nella zona del Mercato,
dell’agguato mortale di Giovanni
Attanasio, avvenuto il 7 giungo
dello stesso anno, sempre nella zona
del Mercato e quello di Salvatore
Attanasio del 22 ottobre del
2006 a San Giovanni a Teduccio.
Non fa nomi, ma fa intendere ai
magistrati di essere a conoscenza
dei sicari che hanno agito. Il pentimento
di Salvatore Esposito “’o
cuzzecaro” è ritenuto importante
dalla Procura antimafia perché il
pregiudicato è stato per più mesi
reggente della cosca di piazza Mercato
e soprattutto gestore di una
parte della cassa del clan. Nei suoi
primi verbali infatti fa riferimento
proprio alla quantità di soldi che giravano
nelle casse della cosca. Ha
redatto un manoscritto nel quale
ha annotato tutti i nomi degli esponenti
del clan Mazzarella. «Io faccio
parte dal clan da 10 anni. In particolare
all’inizio questo gruppo era
composto da 4-5 persone e cioè oltre
a me, da Gennaro Mazzarella e
ai figli Ciro e Francuccio. In particolare
io ho conosciuto Gennaro
sono nel 2002 poiché prima era detenuto
ed in sostanza mi sono affiliato
al clan per mezzo dei figli. All’inizio
erano affiliati anche Salvatore
Maggio, Salvatore D’Ambrosio
quest’ultimo poi ammazzato
». Fa poi i nomi di altri presunti
affiliati tra i quali Salvatore Bifulco,
Enrico Autiero, Gennaro
Catapano, Carlo Radice,
Giuseppe Persico, «quest’ultimi
quattro facenti parte del gruppo di
fuoco». Lo stipendio agli affiliati veniva
pagato da Pasquale Cirelli
o da Francesco Mazzarella. «Ogni
affiliato prendeva circa 1.250 euro
al mese. La cassa del clan era gestita
direttamente da Anna Cirelli,
moglie di Gennaro Mazzarella
e la suddivisione dei proventi delle
attività illecite era regolata nel
seguente modo: il 50 per cento dei
proventi di tutte le attività illecite
svolte in nome e per conto del clan
doveva essere consegnato al capoclan
». Il riferimento di Esposito,
da quanto dichiara a verbale, era
Francesco Mazzarella. «I soldi in
sua assenza venivano consegnati
alla moglie Stefania Prota».