venerdì 28 maggio 2010

Matrimonio e rapina, così è nata l’inchiesta

Un assalto in via Depretis
alla banca popolare di Puglia e
Basilicata. Un colpo da professionisti
che non ha dato il tempo ai
dipendenti di accorgersi di quello
che stava accadendo. Subito dopo
il colpo della “banda del buco” le
forze dell’ordine partirono con le
perquisizioni. Prima la casa di Salvatore
Prinno dove c’era la moglie
Sissi Mazzarella e poi la casa di
Giuseppe Prinno, dove c’era Carmela
Stefanoni. Nel primo caso le
forze dell’ordine non trovarono nulla,
nel secondo caso trovarono invece
delle chiavi che aprivano il
cancello dal quale si accedeva al
luogo dove era stato praticato il foro.
Più che un indizio secondo le
forze dell’ordine che fecero partire
una serie di indagini sull’intera
famiglia. Da lì la scoperta del sistema
che era ancora in atto e delle
alleanze che portarono poi alla
faida fratricita che solo per fortuna
non ha provocato alcun morto.
Ma il patto tra i ras che si erano
alleati era chiaro: eliminare i propri
avversari, chiunque fossero.
Proprio la rapina del
16 marzo del 2009,
che fruttò 127mila euro,
è contestata ai fratelli
Ezio e Gianluca
Prinno e alla mamma
Carmela Stefanoni accusata di essere
una delle artefici del clamoroso
colpo. Altro episodio contestato
anche nell’ordinanza di custodia
cautelare è il famoso blitz
condotto in un ristorante di Trecase,
località in provincia di Napoli,
dove al matrimonio di Gianluca
c’erano delle persone armate.
Si trattava di Luigi Prinno e di
Salvatore che furono arrestati sul
posto, mentre adesso è contestato
il porto dell’arma anche a Gianluca.
Addirittura in alcune conversazioni
telefoniche si ipotizza
che ad aver fatto la soffiata delle
armi siano stati i nemici, magari
qualche appartenente all’opposta
fazione in lotta tra loro. Lo dice
Luisa Prinno, sorella di Ezio, Gianluca
ed Antonio, parlando con la
mamma. «Credo che i camerieri
fossero dei carabinieri», ha detto
la mamma dei rampolli della cosca.