venerdì 28 maggio 2010

«Papà, adesso voglio diventare io il capoclan»

L’investitura da
capoclan Gianluca Prinno la
riceve direttamente in carcere.
A Poggioreale, dove il padre
Giuseppe è detenuto. Va a
colloquoi e parla con lui non
sapendo di essere intercettato
dalle forze dell’ordine che
invece erano lì pronti a
captarlo. Lui è stanco di fare il
“guaglione” e si sente pronto
ad essere nominato capoclan. È
lui stesso a proporlo al
familiare, lui a raccontare che è
arrivato il momento di farlo.
Ecco cosa si dicono in carcere il
21 maggio dello scorso anno.
C’è anche la moglie Carmela
Stefanoni che è sempre
presente ai colloqui. Gianluca,
scrive il giudice per le indagini
preliminari, suggerisce al padre
che dal momento della sua
scarcerazione non avrebbe
dovuto preoccuparsi più di
nulla, giacché egli avrebbe
assunto direttamente il ruolo di
titolare e gestore del clan,
mantenendo i rapporti con gli
altri sodali, proprio al fine di
evitare che il padre potesse
ulteriormente esporsi. Nel
contesto nel colloquio Gianluca
si auto-elegge a capo del
sodalizio dei Prinno
richiedendo l’assenso del
padre. Ecco cosa gli dice: «Poi
se esci da galera, tu non parli
più con nessuno e faccio tutto
io, per il motivo che te ti stai
sopra riservato dietro alle
quinte e io faccio la faccia con
probabilmente con la sua compagna ed usando un linguaggio
criptico le lascia intuire che è accaduto qualcosa ai Quartieri
Spagnoli, senza fornire alcuna specificazione: «Io stanotte me sono
vista brutta, o vero me lo sono vista brutta». Lei le dice: «Ti prego
statti attento». E lui cerca di rassicurarla dicendole che solo così lui
può fare soldi e possono sperare di coronare il loro sogno d’amore.
Solo così avrebbe potuto mettere un po di soldi da parte per potersi
sposare. La ragazza dice di lasciar stare e di cambiare aria. Ma lui
le spiega che una volta fatto i soldi avrebbe lasciato la città con lei
e si sarebbero sistemati.
fapo
tutti quanti e con chiunque,
così facendo di ogni cosa io
vengo sopra e parlo con te e
nessuno più deve parlare con
te. Così se qualcuno viene
sopra da te gli dirai che tu non
sai niente e che devono parlare
con Gianluca. Così facendo non
andrai più in carcere e starai
più tranquillo». Ci sono però
delle cose che lasciano
perplesso il padre e riguardano
gli eventuali blitz. Cosa
sarebbe successo se lui fosse
finito in carcere? Chi avrebbe
gestito gli affari della cosca? La
risposta gi Gianluca Prinno
arriva lapidaria: «Se mi
arrestano ci stanno quegli altri
due scemi». Riferendosi, scrive
il giudice per le indagini
preliminari, ai fratelli Salvatore
ed Ezio. Ma il momento per
fare passaggi di consegne non
era buono: c’era da difendersi
da nemici e addirittura da
parenti.