venerdì 7 maggio 2010

Resta in carcere il boss Ettore Bosti



Resta dietro le sbarre il boss Ettore Bosti, anche se non si conoscono ancora


le motivazioni del gip che ha deciso ieri pomeriggio. Gli avvocati Raffaele

Chiummariello e Michele Cerabona, difensori di fiducia di Bosti jr, ora studieranno

il nuovo decreto di fermo emesso dalla Dda e appronteranno le strategie

da presentare al Riesame. Ettore Bosti “’o russo” è stato arrestato martedì

pomeriggio all’aeroporto di Capodichino appena sceso dall’aereo arrivato

da Madrid, dove aveva trovato riparo da qualche tempo. Il rampollo di camorra,

che deve rispondere dell’omicidio del 17enne Ciro Fontanarosa, era

in attesa del bagaglio quando i militari dell’Arma del nucleo investigativo di

Napoli sono entrati in azione e lo hanno fermato. Bosti è apparso particolarmente

dispiaciuto e ha detto di non essere colui che cercavano. Ma il volto

del figlio del padrino Patrizio era troppo noto per uno stratagemma del genere.

Ora è rinchiuso in carcere accusato ancora una volta di aver fatto ammazzare

un rapinatore minorenne che aveva “osato” sfidarlo a viso aperto

non volendosi piegare alle leggi della cosca. La sua scarcerazione aveva provocato

una bufera sugli uffici giudiziari di Napoli, finanche con l’invio degli

ispettori da parte del ministro Alfano. Il pregiudicato era finito in carcere l’8

marzo sulla scorta delle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Vincenzo

De Feo, imparentato con un boss del clan Contini, e di alcune intercettazioni

telefoniche. Il Tribunale del Riesame di Napoli, accogliendo le tesi dei difensori

di fiducia del rampollo di camorra, lo aveva scarcerato dichiarando l’ordinanza

nulla per un difetto formale. Ovvero mancavano le bobine delle intercettazioni

telefoniche che la Procura, nonostante le richieste della difesa,

non aveva provveduto ad inviare in tempo per l’udienza. A quel punto la Procura

corse ai ripari e prima ancora che l’uomo potesse lasciare il carcere,

aveva emesso un nuovo decreto di fermo bloccando Bosti nel penitenziario

di Asti. In sede di convalida del fermo, però, la difesa sollevò nuovamente la

questione delle intercettazioni e nonostante una copiosa relazione della Procura

che attestava la presenza presso gli uffici del pm di tutte le bobine originali

il magistrato lo scarcerò rendendo la misura inefficace. Contro Bosti ci

sono le accuse di De Feo, un uomo affiliato al clan che per amore ha scelto

di cambiare vita e di pentirsi. «La sera prima dell’omicidio - raccontò De Feo

ai giudici - ci fu una riunione e la sera prima ancora Ettore Bosti aveva saggiato

la mia disponibilità ad una azione violenta nei confronti di Ciro Fontanarosa

avendone risposta positiva da me; tuttavia mi disse, e c’era anche

Gaetano Esposito con noi, che l'indomani mattina avremmo parlato meglio

e ci saremmo organizzati. Dopo di che Ettore Bosti mi chiede il favore d andare

a prendere la sua amica Rosa e di portarla nella casa du Capodichino

dove si incontrarono. Dopo aver svolto questo servizio, io, in un ultimo tentativo

di salvare la vita al mio amico Fontanarosa, sono andato a cercarlo e

l'ho avvisato di non uscire di casa il giorno successivo. Lui capì la sincerità

del mio gesto e mi abbracciò ma non era spaventato ed anzi girava con la pistola

dichiarandosi disponibile a rispondere al fuoco contro di lui».