venerdì 21 maggio 2010

Scissionisti, il giorno del giudizio

Trecentosessantacinque
giorni. Un anno esatto dopo il maxiblitz
che azzerò i vertici del clan degli
scissionisti è arrivato il giorno della
sentenza. Ieri mattina il giudice per le
udienze preliminare Chiaromonte ha
emesso la sentenza dopo una camera
di consiglio durata alcune ore. La lettura
nell’aula bunker del carcere di
Poggioreale, l’unica che potesse contenere
tutti quegli imputati. La stessa
che circa tre anni fa vide il processo
ai vertici dell’opposta fazione, quella
dei Di Lauro. Quarantasei le condanne
per un totale di 430 anni di reclusione
e solo 6 gli assolti con formula
piena. Un quadro accusatorio sostanzialmente
immodificato per coloro i
quali erano e sono, adesso con sentenza,
considerati i capi e promotori
di un clan che nel 2004 dichiarò guerra
ai Di Lauro. Una cosca sanguinosa
capeggiata da Raffaele Amato che
ieri ha incassato 20 anni di reclusione
e da Cesare Pagano, superlatitante
che invece ha scelto di essere processato
con il rito ordinario. Di “Cesarino”
c’erano sotto processo il fratello e le
due sorelle le quali sono state condannate
ma a pene basse e con
l’esclusione del metodo mafioso ed
hanno potuto beneficiare dell’indulto.
Elmelinda e Rosaria Pagano, difese
dall’avvocato Luigi Senese, hanno
lasciato il carcere. La prima ha avuto
4 anni di reclusione, la seconda 2 anni
e 8 mesi. Ma i boss e i riciclatori non
hanno avuto sconti: le intercettazioni
telefoniche racchiuse in una maxiordinanza
chiesta al gip dai pubblici ministeri
Stefania Castaldi e Luigi Alberto
Cannavale che si sono avvalsi
dell’opera instancabile e preziose dei
poliziotti della squadra Mobile di Napoli,
dei carabinieri del Nuclo operativo
e della compagnia di Castello di Cisterna,
dei finanzieri del Gruppo tutela
mercato capitali, sezione riciclaggio,
le dichiarazioni dei collaboratori
di giustizia e gli atti di investigazione
pura (indagini patrimoniali, pedinamenti)
hanno “blindato” l’inchiesta.
Dieci anni per Maurizio Grandelli,
per Pasquale Liccardo, 20 anni per
Enzo Notturno, 13 anni per Vincenzo
Spera, 10 anni per Massimiliano
Vinciguerra. Era un rito abbreviato,
un processo che si basava
solo ed esclusivamente sugli atti portati
dall’accusa e contenuti nel fascicolo

del pubblico ministero. Senza
ascoltare testimoni, parti lese, investigatori.
In cambio della riduzione di
un terzo della pena e per questo il valore
delle condanne severe è raddoppiato
come significato. Sei soltanto le
assoluzioni: Luana Campanile, difesa
dall’avvocato Antonio Salzano (richiesta
10 anni), Pietro Centulo (richiesta
14 anni), Antonio Ciccarelli
(14 anni) difeso dall’avvocato Giuseppe
Biondi che ha annullato le richieste
dell’accusa, Giuseppina Di
Domenico (10 anni), Carmine Grasso,
difeso dall’avvocato Anna Savanelli
(richiesta di 12 anni) e Teresa
Marrone, difesa dagli avvocati Ercole
Ragozzini e Claudio Davino (richiesta
12 anni). Poi c’è stato chi ha avuto
una richiesta elevata e se l’è vista
dimezzata come nel caso di Davide
Musto, considerato esponente dei Di
Lauro prima e degli scissionisti poi,
che con una richiesta di 16 anni se l’è
cavata con giusto la metà, 8 anni, grazie
all’intervento difensivo dell’avvocato
Giuseppe De Gregorio. O come
Tabata Campanile, 5 anni e 4 mesi,
difesa dall’avvocato Antonio Salzano
che è riuscito ad ottenere la stessa pena
anche per Massimiliano Marra.
Per Giuseppe Cipressa, assistito dai
penalisti Claudio Davino e Luigi Senese,
la condanna è stata di 5 anni di
reclusione ma il reato è stato derubricato
da associazione camorristica ad
assistenza agli associati: non era un
appartenente al clan ma semmai il loro

ro cuoco. Fu già arrestato in passato
per armi ma già in quell’occasione fu
scarcerato. Gennaro Gargiulo invece,
sempre assistito da Davino è passato
da una richiesta di 12 ad 8 anni
di reclusione perché è stata esclusa
l’aggravante del metodo mafioso. Ottavio
Migliaccio assolto dal traffico
di droga e condannato per camorra,
partiva da una richiesta di 16 anni ed
è stato condannato ad otto: era assistito
dall’avvocato Imma Carratore. Teresa
Di Perna, assistita da Anna Savanelli,
ha avuto 5 anni e 4 mesi, su
una richiesta di 8. Antonio Pompilio,
accusato dai pentiti di essere capo
e promotore degli scissionisti e un
killer spietato ha incassato, grazie al
lavoro di Luigi Senese e Raffaele Quaranta
9 anni su una richiesta di 16 anni
di carcere. Vincenzo Pagano, fratello
del ras, considerato capo e promotore
della cosca, curato dal lavoro
difensivo di Luigi Senese, ha incassato
solo 8 anni rispetto ai 18 anni chiesti
dall’accusa. Infine va sottolineata
la posizione di Davide Siciliano, difeso
dagli avvocati Fabio Curcio e Raffaele
Chiummariello che ha avuto 10
anni, rispetto ai 18 chiesti dalla Procura,
per due gravi reati: camorra e
traffico di droga.