giovedì 3 giugno 2010

Arrestato avvocato "portavoce" dei Casales

I carabinieri del comando provinciale di Caserta hanno notificato tutte le 14 ordinanze di custodia cautelare in carcere, emesse dal tribunale di Napoli,su richiesta della Dda partenopea, nei confronti di altrettanti
esponenti, capi e gregari della fazione del clan dei Casalesi
guidata da Francesco Bidognetti. Cinque delle misure sono state
notificate in carcere a indagati già detenuti, tra cui lo
stesso Bidognetti.
Quest'ultimo, al carcere duro da circa dieci anni, secondo le
risultanze delle indagini dei carabinieri dei Reparti Operativo
ed Investigativo di Caserta, coordinate dalla Dda, avrebbe
continuato a guidare il proprio gruppo attraverso l'avvocato
Carmine D'Aniello, del foro di S.Maria Capua Vetere e con studio
ad Aversa, difensore di alcuni degli indagati. Il professionista
aversano è stato arrestato nelle prime ore di oggi nella
propria abitazione, così come altri 8 destinatari dei
provvedimenti restrittivi, tre dei quali rintracciati tra
Altopascio (Lucca) e Montepulciano (Siena), dove di fatto
risiedevano. Le ordinanze di custodia cautelare
sono state emesse dal gip Oriente Capozzi su richiesta dei pm
Antonello Ardituro, Giovanni Conzo, Raffaello Falcone,
Alessandro Milita e Cesare Sirignano. Gli elementi di accusa nei
confronti dell'avvocato D'Aniello sono diverse intercettazioni
ambientali e telefoniche e le dichiarazioni di alcuni
collaboratori di giustizia.
Oltre a fare da portavoce di Francesco Bidognetti, secondo
l'accusa, l'avvocato teneva i contatti con altri clan
camorristici, custodiva il denaro dell'organizzazione e si
occupava di investirlo. In una circostanza, per intimidire il
boss dei casalesi Luigi Guida che sembrava prossimo a diventare
collaboratore di giustizia, D'Aniello si servì di un'ignara
giornalista casertana: le rivelò il contenuto di alcuni verbali
di interrogatorio resi da Guida affinché la vicenda diventasse
pubblica e il boss ritrattasse. Per intercettare le
conversazioni tra D'Aniello e Bidognetti, "cimici" sono state
installate nella sala colloqui del carcere dell'Aquila e nelle
sale da cui il boss si collegava in videoconferenza con i
giudici in occasione delle udienze.
Molti dei colloqui tra i due vertono sulla decisione di
collaborare con la giustizia di Domenico Bidognetti, cugino di
Francesco, al quale il clan, per ritorsione, uccise il padre.
Dopo aver revocato il mandato ai suoi legali casertani, Domenico
Bidognetti ufficializzò il suo pentimento e nominò una
avvocatessa di Montepulciano. Ritenendola responsabile del
pentimento, i casalesi cominciarono allora a minacciare
pesantemente la donna, che da tre anni vive sotto scorta.
Lei, Anna Carrino, compagna di un
boss. Lui, Domenico Bidognetti, figlio di chi fu ucciso con
tredici colpi di arma da fuoco per una vendetta della camorra;
lui stesso, ha ammesso, ha ucciso decine di persone.
Collaboratori di giustizia, entrambi, in questi anni, sono stati
più volte indotti alla ritrattazione: e a farlo sono stati capi
e gregari della fazione Bisognetti dei Casalesi oggi arrestati.
Ai 14 indagati, destinatari delle ordinanze di custodia
cautelare in carcere emesse, su richiesta della Dda partenopea
viene, infatti, contestato anche il tentativo di indurre alla
ritrattazione, con minacce e promesse di danaro, alcuni
collaboratori di giustizia, tra cui Domenico Bidognetti e Anna
Carrino.
Domenico è il nipote di Francesco Bidognetti, il capo dei
capi ora in carcere. Suo padre, Umberto, fu ucciso il 2 maggio
del 2008 a Cancello Arnone, in un'azienda zootecnica che
gestiva, per una vendetta trasversale. Fu ucciso con 12 colpi
d'arma da fuoco ed un tredicesimo alla testa dal gruppo
stragista di Giuseppe Setola. Domenico tempo fa ando' in tv e a
tutti disse: ''La camorra non protegge nessuno, da' solo morte,
terrore e veleni. Ai capi clan dico: se avete coraggio
pentitevi, altrimenti resterete vigliacchi''.
E poi c'è Anna, pentita anche lei. Compagna di Francesco
Bidognetti, dopo essere sfuggita ad un agguato nel quale rimase
gravemente ferita la sorella e la figlia di quest'ultima, fu
arrestata e lancio' un appello agli affiliati. Anche al suo
compagno, papa' dei suoi tre figli. Chiaro fu il suo messaggio:
pentitevi.
Dalle intercettazioni tra il boss
Francesco Bidognetti e il suo legale Carmine D'Aniello, traspare
l'enorme preoccupazione del boss dei Casalesi quando, nel 2008,
la sua compagna, Anna Carrino, si allontano' da casa.
Il capoclan e i suoi figli erano fortemente preoccupati che
la donna (come poi accadde, ndr) potesse decidere di collaborare
con la giustizia. Tramite il legale, Katia, una dei tre figli di
Francesco Bidognetti e Anna Carrino, informo' il padre che, per
quanto la riguardava, la madre era morta: il genitore avrebbe
potuto prendere qualsiasi decisione.
Secondo il gip, il messaggio era il via libera al boss per
l'omicidio della Carrino. Si legge nell'ordinanza: ''Il legale
portava al Bidognetti un messaggio chiaro ed univoco circa le
decisioni della figlia Katia, evidentemente portavoce delle
intenzioni del clan (''Ma vostra figlia ha detto solamente una
cosa: io non voglio sentire piu' nulla di quella donna,
qualsiasi cosa fate, fatela voi ed a me non lo dovete nemmeno
far sapere'').
Il messaggio che il difensore reca al suo assistito e' quello
che i familiari avevano deciso che il capo potesse decidere
liberamente sulla sorte della Carrino, purche' non li includesse
nell'esecuzione della scelta.
Il messaggio giunge ad un uomo noto per la sua ferocia ed e',
all'evidenza, la decisiva informazione sul via libera alla
decisione di assassinarla, decisione che ovviamente necessitava
dell'autorizzazione o ordine del capo.
Difatti, l'autorizzazione viene data dal capo clan in
perfetto stile mafioso, messaggio codificato ma - anche qui -
chiaramente leggibile: ''Quando succede una cosa cosi', quella
sta in mezzo ad una strada, che ne sappiamo noi che succede?
(allarga entrambe le braccia). Che ne possiamo sapere noi...
(intendendo dire che qualcuno le potrebbe fare del male, ndr).
Seguono altre frasi assolutamente emblematiche circa la
decisione finale: Bidognetti: ''Quello che mi preme di piu' e'
acchiappare a quella''. D'Aniello: ''Io gliel'ho detto!''
Bidognetti: ''Vedi come si vuole fare, ma si deve
acchiappare''''.
Figura anche un imprenditore
coinvolto nell'inchiesta della procura di Firenze sugli appalti
per il G8 della Maddalena, tra le persone a cui oggi i
carabinieri del comando provinciale di Caserta hanno notificato
le 14 ordinanze di custodia cautelare in carcere.
Secondo i pm napoletani il professionista, Carmine Diana,
avrebbe fatto da prestanome a Bidognetti dal quale avrebbe
ricevuto 500 milioni delle vecchie lire per acquistare un
terreno nel Casertano su cui realizzare una speculazione
edilizia.