mercoledì 16 giugno 2010

Casalesi, preso il figlio di Sandokan

Gli agenti
della squadra mobile di Caserta e
della sede distaccata di Casal di
Principe hanno arrestato Nicola
Schiavone, di 31 anni, primogenito
del boss Francesco, detto “Sandokan”.
L’uomo è considerato il
reggente della fazione del clan dei
Casalesi, capeggiato proprio dal
padre, in carcere dal 1998 dove sta
scontando condanne all’ergastolo.
Al momento dell’irruzione nel villino
di una ventina di poliziotti, Nicola
Schiavone si trovava insieme
con due persone e non ha opposto
resistenza. Nei suoi confronti è stata
eseguita una ordinanza di custodia
cautelare in carcere emessa
su richiesta dei magistrati che
hanno coordinato le indagini, i pm
della Dda di Napoli Antonello Ardituro,
Giovanni Conzo e Cesare
Sirignano. I poliziotti sono riusciti
a scovare il suo nascondiglio nella
sua Casal di Principe, una autentica
roccaforte di una delle più potenti
organizzazioni criminali italiane.
Nicola Schiavone si era reso
irreperibile dal giugno dello scorso
anno, sembra su suggerimento
del padre dal quale per anni riceveva
ordini nel corso di colloqui in
carcere. È accusato di essere il
mandante del triplice omicidio di
Francesco Buonanno, Giovanni
Battista Papa e Modestino Minutolo,
tre affiliati al
clan operanti tra
Grazzanise e S.Maria
la Fossa. I tre,
secondo le indagini,
basate anche
sulle rivelazioni di
due pentiti, furono
uccisi perché intendevano
staccarsi
dalla famiglia
Schiavone, per la
quale operavano
nel settore delle
estorsioni, per aderire
al gruppo guidato
da Francesco
Bidognetti, detto
“Cicciotte ‘e mezzanotte”,
altro
esponente storico
del clan, e per avere
tentato una estorsione ed un recupero
crediti ad un caseificio,
controllato dalla famiglia Schiavone.
La villa-bunker nella quale il
giovane boss trentaduenne aveva
trovato rifugio, oltre ad essere protetta
da alte mura è anche dotata
di un sistema di videosorveglianza
esterna che però non è servita al
latitante per evitare l’arresto. Il procuratore
nazionale Antimafia, Pietro
Grasso, esprime «vivo apprezzamento
». Il questore di Caserta,
Guido Longo, afferma che «abbiamo
colpito nel cuore della potente
organizzazione camorristica dei
Casalesi». I ministri dell’Interno e
della Giustizia, Roberto Maroni e
Angelino Alfano, si sono congratulati
con il capo della Polizia, Antonio
Manganelli,
la Squadra
mobile di Napoli,
il secondo ha
chiamato il procuratore
nazionale
antimafia,
Piero Grasso, e il
capo della procura
della Repubblica di Napoli,
Giovandomenico Lepore. L’arresto
di Nicola Schiavone è «il nuovo risultato
che si aggiunge ai numerosi
altri che rappresentano l’esito
di un sistema di lotta alle mafie che
trova proprio nel cosiddetto “modello
Caserta” il paradigma di più
compiuta efficacia», spiega il sottosegretario
all’Interno, Alfredo
Mantovano, mentre il presidente
della Camera, Gianfranco Fini, parla
di «brillante azione della Squadra
Mobile di Caserta», e in un
messaggio a Maroni ricorda che si
tratta della conferma «della grande
professionalità e il coraggio degli
uomini della Polizia di Stato, al
servizio dei cittadini e delle Istituzioni
democratiche». Congratulazioni
a magistratura e forze dell’ordine
arrivano dal segretario dell’Udc,
Lorenzo Cesa, che però ne
approfitta per polemizzare con il
ddl intercettazioni approvato dal
Senato, chiedendosi «se operazioni
di questo tipo sarebbero ancora
possibili con l’entrata in vigore
del testo sulle intercettazioni passato
pochi giorni fa al Senato».