mercoledì 16 giugno 2010

Duplice omicidio, ergastolo solo a Sarno

Una condanna all’ergastolo e due assoluzioni. È il verdetto, per certi
verso inaspettato, del Gup alla fine del processo con rito abbreviato
per il duplice omicidio Sarno-Galeota. La moglie del padrino oggi pentito
Giuseppe Misso e il migliore amico di quest’ultimo furono trucidati
nel 1992 nel corso di un clamoroso agguato sull’autostrada e alla
sbarra c’erano tre imputati eccellenti: Costantino Sarno, Vincenzo Licciardi
e Giovanni Cesarano. Ma soltanto il primo, che si era autoaccusato
all’inizio della sua collaborazione con la giustizia poi sospesa,
è stato condannato all’ergastolo senza isolamento come chiesto dal
pubblico ministero. Gli altri due (difesi dagli avvocati Eduardo Cardillo,
Mauro Valentino e Domenico Ducci) sono
stati assolti; restano in carcere in quanto detenuti
per altro.
La sentenza sul clamoroso agguato costato la
vita ad Assunta Sarno e Alfonso Galeotta è stata
emessa ieri mattina. Alla sbarra erano finiti
i tre ras di camorra dell’Alleanza di Secondigliano
dopo le accuse di nove collaboratori di
giustizia, concordi su un punto: fu il clan Licciardi a volere la morte della
donna per colpire pesantemente lo storico nemico. Ma mancavano
i riscontri alle chiamate in correità di Costantino Sarno e le dichiarazioni
dei pentiti erano “de relato”.
L’agguato avvenne il 14 marzo 1992 sulla bretella autostradale Caserta
sud-Napoli, all’altezza dello svincolo Afragola-Acerra, e costò la vita
ai due obiettivi del raid. Assunta Sarno e Alfonso Galeota, luogotenente
di Misso e titolare di un negozio di abbigliamento in via Duomo.
I killer entrarono in azione con fucili da caccia caricati a pallettoni
e fucili mitragliatori, ha scritto la Procura antimafia, “accanendosi
contro le quattro persone e devastando i corpi della Sarno e di Galeota”.
Le vittime tornavano da Firenze, dove avevano assistito a una delle
ultime udienze del processo per la strage del “rapido 904”: il treno
sventrato da una bomba piazzata, secondo l’accusa, da camorristi e
mafiosi per deviare l’attenzione dalla criminalità organizzata al terrorismo.
Fu quella l’ultima volta che il boss del rione Sanità vide la moglie
viva.
Vincenzo Licciardi “’o chiatto”, Costantino Sarno (il re del contrabbando
di Miano, pentito-“spentito”) e Giovanni Cesarano erano già
detenuti per altri motivi quando fu notificato
loro il provvedimento restrittivo per il duplice
omicidio Sarno-Galeota. L’inchiesta ha riguardato
anche altri pezzi da novanta della
malavita napoletana (tutti ovviamente innocenti
fino a prova contraria) per i quali il gip
ha respinto la richiesta di misura cautelare non
ritenendo sufficienti gli indizi raccolti dalla
procura: Giuseppe e Francesco Mallardo, Maria Licciardi, Gaetano
Bocchetti ed Eduardo Contini. Ma per loro la procura non ha coltivato
l’indagine ed è pressoché certo che le posizioni saranno tutte archiviate.
Gli elementi a carico erano meno pesanti rispetto a quelli
gravanti su Vincenzo Licciardi e Giovanni Cesarano, ritenuti innocenti
ieri dal Gup, e quindi il proscioglimento appare inevitabile.