mercoledì 16 giugno 2010

Ecco i colloqui che incastrano i killer

Sono agghiaccianti alcune
intercettazioni ambientali contenute
nell’ordinanza di custodia eseguita
nei confronti del “reggente” del
clan dei Casalesi, Nicola Schiavone.
Nel provvedimento, emesso dal gip
Marina Cimma su richiesta dei pm
della Dda di Napoli Antonello Ardituro,
Giovanni Conzo e Cesare Sirignano,
sono contenute numerose
conversazioni - in cui si fa riferimento
all’omicidio e all’occultamento dei
cadaveri, seppelliti nelle campagna
del casertano - che incastrano autori
e mandante di un triplice omicidio
avvenuto nel maggio dello scorso anno.
Agghiaccianti soprattutto le ambientali
della Smart su cui viaggiavano
due dei killer, Roberto Vargas e
Francesco Della Corte: i due, il giorno
prima di attirare in trappola le vittime,
compiono un sopralluogo per
individuare il luogo più adatto a seppellirle.
Vargas pianifica il tragitto:
«Vediamo come dobbiamo fare in
modo per arrivarci. Dobbiamo vedere
subito la via sulla destra per arrivarci
». Ma Della Corte dissente, pensando
che l’operazione potrebbe farsi
sopra da lui, «perché sta la terra abbandonata
». Ad un tratto Della Corte
individua un punto
congeniale e
invita Vargas a
fermarsi per meglio
visionarlo. Ritenendolo
idoneo,
aggiunge che potrà
transitarvi con
la pala meccanica. Quando hanno
ben chiara la cognizione dei luoghi,
Vargas asserisce che hanno trovato
la soluzione («Abbiamo trovato il modo.
Con la macchina arriviamo, giriamo
e arriviamo direttamente, il
tempo che li cacciamo nella terra e
la macchina se ne deve andare subito
»). Della Corte concorda con Vargas;
aggiunge che dal posto attenderà
una sua telefonata e «nel giro di
tre minuti li coprirà, li butterà sulla
pala». Della Corte dice che la cosa
vorrebbe farla subito, in maniera tale
da togliersi il pensiero evitando in
così perdere tempo. Roberto: «Lo facciamo
adesso?». Franco: «Se davvero
lo facciamo adesso, così mi levo il
pensiero, mi metto a perdere il tempo
domani? Poi domani si pigliano e
si abbarrano (coprono, ndr)». Subito
dopo, i due si fanno prestare una la meccanica, scavano la fossa e avvertono
il proprietario del mezzo che
torneranno a riprenderlo domani. Il
giorno dopo, l’8 maggio 2009, è quello
dell’omicidio. Vargas è nella Smart
con un amico, Eduardo; entrambi
commentano l’attività appena eseguita,
che a parer loro andava pianificata
in modo differente («Sono quattro
sciarmati, Eduardo, perché non
tengono jeep, non tengono niente,
perché sto organizzando io, questi
non tengono niente proprio»). Eduardo,
che esterna malessere e accenna
a qualcosa compiuto poco prima, viene
subito interrotto da Roberto «perché
ormai, sono cose che si devono
fare e sono state fatte!». Nel prosieguo
della conversazione, si intuisce
che Roberto ha ancora nelle tasche
un oggetto di cui disfarsi al più presto
(«La tengo io nella tasca, adesso
la dobbiamo buttare»).