giovedì 1 luglio 2010

Agli spacciatori le case popolari

Una sorta di welfare della
droga. Un modo che il clan aveva
di riuscire a controllare il territorio
in modo capillare. Dall’ordinanza
di custodia cautelare emerge
come il clan Formicola concedeva
o toglieva a proprio piacimento
gli appartamenti agli abitanti
del rione, a seconda del loro
comportamento. Tra gli episodi ricostruiti
dagli investigatori c’è per
esempio l’usurpazione di un appartamento
dai cui proprietari il
clan pretendeva una somma di denaro.
Uno degli arrestati, Antonio
Marigliano, vantava un credito di
50mila euro da un conoscente. Prima
cercò di farsi pagare dai genitori
di quest'ultimo, titolari di un
negozio di frutta e verdura: devastò
la loro casa, si impadronì di 500
euro e, mentre andava via, colpì
con un bastone il portiere dello stabile
che aveva incrociato per le
scale riducendolo in fin di vita.
Quindi, insieme con due complici,
andò a casa del creditore, dove
c’era la moglie di quest'ultimo:
«Con metodi tipicamente mafiosi
la buttarono fuori di casa e si impossessarono
delle chiavi dell’appartamento
». In un altro caso una
donna fu costretta a lasciare la propria
abitazione perchè i Formicola
ritenevano il suo convivente responsabile
di uno “sgarro”. Artefice
dello sgombero fu, tra gli altri,
Maria Domizio, moglie del boss Ciro
Formicola. La donna costretta a
lasciare la propria abitazione si
confidò con i carabinieri, ma rifiutò
di formalizzare la denuncia dell'accaduto
«per paura di ripercussioni
sulla sua persona e su quella
dei suoi famigliari, che già aveva
indotto il suo convivente ad allontanarsi
dalla Campania, atteso che
l’interessata identificava i soggetti
presentatisi presso il suo appartamento
come appartenenti ad
una famiglia che nel quartiere in
cui vive è da generazioni rispettata
e temuta». In un altro caso, invece,
il clan concesse ad uno spacciatore
appena arruolato quello che
il gip chiama «l’alloggio di servizio
». Fondamentali, ancora una volta,
le intercettazioni: Salvatore Pianese,
conversando con Teresa Lanza
(entrambi destinatari di ordinanze)
la invita, dopo aver fatto le
pulizie nella Scala D di una palazzina
del Bronx, a prolungare il turno
di lavoro e a pulire l’appartamento
di Giuseppe Costagliola,
nuovo pusher.