martedì 13 luglio 2010

Appalti, politica e clan: 17 arresti

Camorra e affari legati
ad appalti pilotati, estorsioni, riciclaggio,
traffico di droga e rifiuti.
Come un piovra tentacolare,
il gruppo dei Casalesi riusciva
ad entrare ovunque: nella vita
politica, nei giri milionari e a gestire
la propria cosca anche dal
carcere. Ieri l’ennesimo duro colpo
con l’arresto di 14 persone, tre
sono latitanti, e il sequestro di un
immenso tesoro di oltre un miliardo
e mezzo di euro. L’operazione,
denominata “Normandia
2” è stata condotta dai carabinieri
che su richiesta dei pm della Dda
di Napoli Antonello Ardituro e
Marco Del Gaudio, hanno sequestrato
138 appartamenti in Campania
e nel Lazio, 278 terreni in
Campania, Sardegna, Puglia e
Umbria, 54 società, 600 depositi
bancari e postali e 235 auto e motoveicoli.
Tra i destinatari dei
provvedimenti anche i latitanti
Antonio Iovine e Nicola
Schiavone, figlio del boss Francesco
Schiavone, soprannominato
Sandokan. Le accuse contestate,
a vario titolo, vanno l’associazione mafiosa, al riciclaggio
e turbativa d’asta. Intercettazioni
telefoniche e dichiarazioni
di pentiti sono riusciti a svelare
una parte degli affari a sei zeri
della cosca. Le indagini hanno
evidenziato una ramificata infiltrazione
della camorra nel tessuto
economico e soprattutto nel sistema
degli appalti pubblici nel
Casertano. Tra gli arrestati figura
anche Nicola Ferraro, ex consigliere
regionale dell’Udeur - già
coinvolto in altre due inchieste
su presunti illeciti di pubblica
amministrazione - che è accusato
di 416 bis in quanto si sarebbe
accordato, nella doppia veste
di imprenditore nel settore dei fiuti
ed esponente politico di rilievo
regionale, con gli esponenti
apicali delle associazioni criminali
egemoni nel Casertano e,
in particolare, con i reggenti dei
gruppi Schiavone e Bidognetti.
Secondo gli inquirenti, l’ex consigliere
regionale avrebbe ricevuto
sostegno elettorale e, assieme
al fratello Luigi, a sua volta arrestato,
un appoggio determinante
per l’affermazione delle loro
aziende.
In cambio, avrebbero prestato la
loro opera a favore del clan dei
Casalesi «per agevolare - scrive il
giudice - l’attribuzione di risorse
pubbliche attraverso l'aggiudicazione
di appalti ad imprese compiacenti,
nonchè per favorire il
controllo da parte del clan dello
strategico settore economico dello
smaltimento dei rifiuti». Nell’inchiesta
risulta indagato per
turbativa d'asta il prefetto di Frosinone,
Paolino Maddaloni.
Nei suoi confronti i pm avevano
sollecitato l’arresto, ma il gip Vincenzo
Alabiso ha respinto la richiesta.
Maddaloni è coinvolto
nell’indagine su presunte irregolarità
nell’appalto delle centraline
per il monitoraggio della qualità
dell'aria a Caserta, accusa che
si riferisce agli anni scorsi quando
il funzionario rivestiva l’incarico
di sub commissario prefettizio
al comune di Caserta.