giovedì 1 luglio 2010

«Delitto Petriccione, ecco i killer»

Un’inchiesta mai decollata
ma che potrebbe, con l’impulso
anche dei collaboratori di
giustizia, portare ad una svolta imminente.
È l’inchiesta sulla morte
di Massimo Petriccione, ammazzato
a San Giovanni a Teduccio il
29 giugno del 2002 da un gruppo
di agguerriti sicari. Adesso però le
forze dell’ordine hanno stilato una
lista di nomi sui quali la Procura
può continuare le proprie indagini.
Dei mandanti e degli esecutori
materiali la sezione omicidi della
polizia fa anche i nomi. «Si tratta
di Francesco Silenzio coniugato
con Assunta Formicola, zio di
Antonio Marigliano, reggente del
clan dei Formicola, che era stato
anche autore materiale dell’omicidio,
commesso unitamente a
Antonio Marigliano, Giovanni Ranavolo,
e Salvatore Silenzio». Le
persone tirate in ballo vanno ovviamente
considerate innocenti fino
a prova contraria, anche perché
non si sono state ordinanze
nei loro confronti. Questo dipende,
secondo le forze di polizia, da
uno stato di soggezione nella quale
vivono gli abitanti di quella zona
e dal clima di omertà che ne
deriva.
«La vendita al dettaglio di droghe
nel quartiere è favorita da una particolare
conformazione morfologica
che evidenzia edifici intersecati
da un dedalo di stradine che
facilitano il controllo delle piazze
di distribuzione da parte di coloro
che hanno il compito di sorvegliarla,
preservandola da sgraditi
interventi delle forze dell’ordine.
In questa zona operano attivamente
numerose famiglie camorriste
in conflitto tra loro accomunate
da repentine alleanze e discordie
che hanno causato l’eliminazione
fisica di vari esponenti.
In particolare - scrivono i poliziotti
nella loro informativa - il
gruppo facente capo alla famiglia
Formicola, che estende il suo predominio
fino al corso San Giovanni
a Teduccio, è antagonista storico
delle famiglie malavitose capeggiate
dagli Altamura, Cuccaro
e Rinaldi, insistenti nel territorio
limitrofo, mentre tra i suoi alleati
si annoverano i gruppi dei
Sarno di Ponticelli e dei D’Amico.
Le principali fonti di sostentamento
di tali clan derivano principalmente
dalla vendita dello stupefacente
(cocaina ed hashish) e
dalla riscossione del provento delle
estorsioni ai danni di imprenditori
ed operatori commerciali. Proprio
in tale contesto criminale i
servizi informali indicavano la causale
dell’omicidio in danno di Massimo
Petriccione avvenuto il
29.6.2002, nella violazione delle regole
che impongono l’approvvigionamento
della droga dal “sistema”
dominante rappresentato,
in tale momento storico, dalla citata
famiglia camorrista dei Formicola.
Tale situazione è favorita
anche dal clima di omertà e di assoggettamento
che caratterizza i
residenti della zona che riescono
a segnalare il proprio dissenso soltanto
attraverso segnalazioni anonime
di cui alcune pervenute anche
all’ufficio procedente. Simili
atteggiamenti rendono più ardua
l’azione di contrasto da parte degli
organi di controllo dello Stato,
che già in passato hanno rilevato
come la sovranità territoriale rappresenti
per l’organizzazione criminale
una loro specifica prerogativa
», concludono nell’informativa.