giovedì 1 luglio 2010

Napoli, insidiava figlie di Celeste Giuliano Il pentito: omicidio chiesto in locale talora frequentato da Gigi D'Alessio


Secondo il boss pentito Luigi Giuliano, suo cognato, Giuseppe Roberti, gli chiese di aiutarlo ad uccidere Nicola Gatti, l'uomo "punito" per una relazione con le figlie dello stesso Roberti e di Erminia Celeste Giuliano. La richiesta fu fatta in un locale che il boss aveva e dove andava anche il cantante Gigi D'Alessio (che è totalmente estraneo all'inchiesta) con il quale l'ex capoclan collaborava nella scrittura di alcune canzoni diventate poi famose.
Gli arresti questa mattina. Tre personaggi di spicco del clan camorristico dei Giuliano del rione Forcella, nel centro storico di Napoli, sono stati arrestati nella notte dai carabinieri del comando provinciale di Napoli, con l'accusa di omicidio aggravato. Nel corso di indagini - coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia partenopea - i militari hanno ricostruito il movente e le modalità dell`omicidio di Nicola Gatti, perpetrato il 30 agosto 1993.

L'omicidio sul motoscafo. L`uomo era stato trucidato su un motoscafo al largo di Napoli poiché aveva intrattenuto relazioni sentimentali con due ragazze, all`epoca minorenni, figlie della sorella dell'ex capoclan, oggi collaboratore di giustizia, Erminia Giuliano detta Celeste e Giuseppe Roberti, conosciuto a Forcella come «Peppe capavacante», sulle quali aveva invece avuto il compito di 'vigilare'.

Il racconto a verbale. Giuliano chiarisce anche perchè, a suo avviso, il cognato sbagliava a considerare la relazione tra Nicola e le figlie un disonore: Roberti, infatti, aveva accettato in silenzio la relazione tra la moglie Celeste ed il boss del Vasto Patrizio Bosti. Questo il racconto di Giuliano: 
«Già nel 1984 - racconta Luigi Giuliano - mia sorella Celeste divenne l'amante di Bosti Patrizio; io lo venni a sapere, ne parlai nella mia famiglia e tutti mi dissero che io ero pazzo a dire una cosa del genere, che si trattava, da parte mia, di un'insinuazione calunniosa, perchè non era possibile questo fatto. Celeste giurava che non era vero; ma poi il tempo mi ha dato ragione. In pratica io non mi fidavo nè di lui nè di mia sorella. Quanto a lui (Roberti, ndr), si trattava di un confidente dei carabinieri, poi faceva trovare le armi alla polizia, facendo arrestare gente innocente; poi si è fatto i miliardi. Insomma, quando vedevo lui e la moglie, cioè mia sorella, mi veniva voglia di fuggire, perchè per me loro due erano la stessa cosa. Insomma, lui mi diceva che, a causa di quel ragazzo, era entrato il disonore a casa sua, ma io pensai che lui, l'onore, non lo aveva mai avuto, proprio a causa di quello che ora ho raccontato a proposito di sua moglie».

Gigi D'Alessio. Alla domanda del pm sul periodo in cui Roberti gli fece quella richiesta, Luigi Giuliano risponde: «Verso l'inizio degli anni '90. Dico questo perchè ricordo che lui venne nell'ufficio che io avevo aperto in via Cesare Sersale, nella zona di Forcella; in questo ufficio vi era attrezzatura musicale (chitarre, pianoforti, ecc.) e lì mi incontravo con i cantanti, tra cui Gigi D'Alessio, con Massimo Capasso (un diacono) e scrivevo canzoni. Potete citare come testimoni Massimo Capasso ed anche Gigi D'Alessio, che, artisticamente parlando, è nato in quell'ufficio».

D'Alessio non c'era quando si parlò del delitto. Gigi D'Alessio non era presente al quel colloquio durante il quale fu chiesto al boss Luigi Giuliano di partecipare all'omicidio del 18enne Nicola Gatti. La testimonianza del cantante, sollecitata dallo stesso Giuliano ma non presa in considerazione dagli inquirenti della procura di Napoli, avrebbe potuto infatti riguardare la sola frequentazione di D'Alessio del locale dove sarebbe avvenuto il colloquio. È quanto si evince dalla lettura dell'ordinanza di custodia cautelare in cui è riportato la deposizione del pentito Giuliano. «Dico questo - racconta Giuliano - perché ricordo che lui venne nell'ufficio che io avevo aperto in via Cesare Sersale, nella zona di Forcella; in questo ufficio vi era attrezzatura musicale (chitarre, pianoforti, ecc.) e lì mi incontravo con i cantanti (tra cui Gigi D'Alessio), con Massimo Capasso (un diacono) e scrivevo canzoni. Potete citare come testimoni Massimo Capasso ed anche Gigi D'Alessio, che, artisticamente parlando, è nato in quell'ufficio». Dalla lettura degli atti si deduce pertanto che D'Alessio non fu presente all'incontro bensì, secondo il pentito, avrebbe frequentato il locale per la sua attività musicale.