domenica 11 luglio 2010

Scacco al clan Moccia: 60 arresti

Un’indagine sull’usura e l’estorsione che sembrava essersi
conclusa, nel giugno dell’anno scorso, con le prime condanne, di
primo grado, per complessivi 100 anni. Invece, risalendo in maniera
apicale l’organizzazione criminale, il complesso ed articolato lavoro investigativo
ha consentito alla polizia di avvicinarsi alla punta di quella
che era un vera struttura piramidale realizzata dallo storico clan Moccia,
assestandogli l’ennesimo duro colpo facendo scattare le manette
intorno ai polsi di 60 persone. Tra questi: Filippo Iazzetta, marito di
una delle figlie del defunto capoclan Gennaro Moccia e Vincenzo Barbetta,
uno dei protagonisti del film “Un camorrista perbene”. Di notevole
valore anche il sequestro di beni, mobili ed immobili, a carico anche
di numerosi affiliati, quantificato in una settantina di milioni di euro.
Come è emerso dall’inchiesta, confermata dalle dichiarazioni di collaboratori
di giustizia, il vertice della cosca aveva delegato ai “quadri
dirigenziali”, denominati anche “senatori”, gli unici a poter parlare con
i capi, la delicata azione di amministrare l’ingente profitto acquisito
con usura e racket: inoltre, l’organizzazione era stata suddivisa, secondo
un’articolata ripartizione, in base al territorio ed ai compiti ed al
ruolo di ciascuno. Il maxiblitz è avvenuto all’alba di ieri, nel “triangolo
dell’usura”: Afragola, Arzano e Casoria. Gli uomini della Squadra Mobile
partenopea, coordinati da Vittorio Pisani, hanno eseguito 60 ordinanze
di custodia cautelare in carcere, emesse dal Gip della VI sezione
del Tribunale di Napoli, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia
cittadina. Le indagini, durate due anni, a cui hanno preso parte
anche gli agenti del commissariato di Afragola e Frattamaggiore,
hanno accertato che l’organizzazione criminale dei Moccia, “potente e
ricca, si avvale tutt’oggi di una notevole forza di intimidazione”, si legge
nel comunicato a firma del procuratore aggiunto Alessandro Pennasilico.
“Un clan che poggia anche sul prestigio derivante dall’appartenenza
della famiglia Moccia a quelle storiche della camorra napoletana,
riconosciuto dagli altri gruppi malavitosi delle provincie di Napoli
e Caserta”. È emerso dal lavoro fatto dagli investigatori che l’organizzazione
criminale ricorreva (e ricorre ancora oggi) ad azioni violente,
come “le gambizzazioni”, allo scopo di intimidire, avvertire cittadini,
compresi gli affiliati. “Uno stato di assoggettamento e di omertà
– si evidenzia nel comunicato della Procura - che consente ancora oggi
all’associazione di consumare una serie indeterminata di estorsioni,
usura, di abusivo esercizio di attività finanziaria, falso, riciclaggio e
reimpiego dei beni”. Secondo gli inquirenti, il clan Moccia ha dimostrato
in tutti questi anni di essere in grado di inserirsi in maniera capillare
nel vasto territorio controllato, imponendo tangenti ad imprenditori
edili, commercianti ed altri operatori economici attivi nei più diversi
settori produttivi e dei servizi. Altro business della famiglia malavitosa
di Afragola è quello del cosiddetto “credito usuraio”. Nella morsa
dell’organizzazione camorrista imprenditori edili, commercianti, industriali
ed altri operatori economici. Spesso per potere uscire dalla
stretta dei “cravattari”, le vittime erano state costrette a cedere le loro
attività, per estinguere l’esoso debito accumulato. Rilevante la presenza
di non poche persone che a titolo individuale, per propri problemi
di necessità, erano ricorsi al clan per un sostegno economico.