martedì 13 luglio 2010

Un altro pentito accusa Cosentino

Il primo a parlare di lui è
stato Carmine Schiavone, gli ha
fatto seguito Dario De Simone, dopo
di lui Domenico Frascogna,
Oreste Spagnuolo e Gaetano
Vassallo. Cinque pentiti di camorra,
ritenuti credibili dalla Dda, che
da mesi accusano di complicità e
corruzione l’onorevole Nicola Cosentino.
Adesso alla lista se ne aggiunge
un sesto: Raffaele Piccolo.
Le sue dichiarazioni sono racchiuse
nell’ordinanza di custodia cautelare
che ieri ha portato all’arresto di 14
persone. L’esponente PdL è già nei
guai per altre vicende giudiziarie ed
è libero solo per l’immunità garantitagli
dalla sua carica parlamentare.
Nei confronti di Cosentino pende infatti
da mesi una richiesta di arresto
del gip di Napoli, respinta da Montecitorio,
per il reato di concorso
esterno in associazione camorristica.
Un verbale di poche righe che
getta altre ombre sull’onorevole che
ha ovviamente il diritto di essere
considerato innocente fino a prova
contraria. Ecco cosa dice l’ultimo
delle “gole profonde” dei Casalesi.
«Cosentino è stato favorito dal gruppo
Schiavone. Il politico è infatti titolare
di una impresa di commercializzazione
del gas. Io so che il Cosentino
era favorito perché spesso
quale forma di estorsione nei confronti
degli imprenditori procedevano
a dei cambi di assegno che portavamo
agli imprenditori, soltanto alcuni
assegni però potevano essere
portati da Nicola Cosentino ossia
quelli per esempio dei soggetti apicali
del clan come Nicola Panaro o
Nicola Schiavone. Voglio specificare
che spesso, quando avevamo a
che fare per le estorsioni con imprese
più importanti, come ad esempio
“Statuto di Caserta”, onde evitare
rapporti tra noi affiliati e l’imprenditore,
le estorsioni venivano pagate in
assegni a Iorio, quello del calcestruzzo,
il quale poi versava tali assegni
a noi. Questa modalità di pagamento
faceva infuriare per esempio
Nicola Panaro o Peppe Misso, i
quali si trovavano nella necessità di
cambiare i titoli. E così si ricorreva
ad esempio ad imprenditori come
Nicola Cosentino o un tale Ulderico,
che ha una gioielleria importante a
Casale ed a Teano, o Dante Apicella
». Nella richiesta d’arresto che invece
pende al Parlamento, per Cosentino
la Procura sospetta un interessamento
negli affari di imprese
nel settore dello smaltimento rifiuti
in provincia di Caserta, imprese che
a loro volta sarebbero collegate al
clan dei Casalesi. Tecnicamente, il
concorso esterno si realizza quando
una persona, senza essere stabilmente
inserita nella struttura di
un'organizzazione mafiosa, svolga
un'attività, anche di semplice intermediazione,
che consista in un contributo
per le finalità dell’organizzazione
stessa. Nel caso di Cosentino,
i pm dell’Antimafia hanno raccolto
le dichiarazioni di diversi pentiti dei
Casalesi. Alcuni di questi verbali risalgono
molto indietro nel tempo, addirittura
agli ultimi anni ‘90. Ci sono
poi le dichiarazioni più attuali, che
formano il cuore portante della richiesta
di arresto, dei pentiti Michele
Froncillo e Gaetano Vassallo. Rivelazioni
cominciate nel 2008 e che tirano
in ballo Cosentino per la gestione
degli appalti nel settore dei rifiuti
e per sue presunte cointeressenze
con alcune imprese in odore di
clan. In particolare con la Eco4 di
Mondragone, appartenente ai due
fratelli Orsi (uno dei quali poi ucciso
dai Casalesi).