sabato 7 agosto 2010

Delitto Baldascini, incastrati 6 padrini

La giustizia della Stato ha impiegato 17 anni per inchiodare alle proprie
responsabilità i mandanti e gli esecutori materiali di un omicidio commesso
nel 1993. Un delitto per completare la vendetta per un altro omicidio,
quello del padrino Antonio Licciardi, capo dell’omonima famiglia
di camorra di Secondigliano, massacrato nel 1981. I Licciardi impiegarono
12 anni per farsi “giustizia”, due giorni dopo l’agguato al congiunto
avevano già fatto fuori i due esecutori materiali. Sullo sfondo la guerra
tra La Nco di Raffaele Cutolo e la Nuova famiglia che negli ani Ottanta
fece contare centinaia di morti ammazzati da una parte e dell’altra. Ma
grazie alla collaborazione di diversi pentiti i magistrati della Dda di Napoli
hanno fatto luce sull’omicidio del boss cutoliano
Gennaro Baldascini, detto “’o napulitano”,
che controllava gli affari illeciti per conto della
Nco nella zona di Villa Literno. Secondo il “tribunale
della camorra” Baldascini fu ammazzato
il 28 novembre del 1993, quando la Nco ormai
esisteva solo nei processi, perchè era stato uno
degli ideatori dell’omicidio Licciardi. Secondo i
collaboratori di giustizia, racconti poi confermati dalle indagini della Dia
di Napoli, ad organizzare l’omicidio di Baldascini furono sei boss, tutti
già dietro le sbarre, tranne uno che è ai domiciliari, che ieri hanno ricevuto
un’ordinanza di custodia cautelare con l’accusa di omicidio. Un
delitto deciso sull’asse Casal di Principe-Secondigliano-Giugliano. Si
tratta del padrino Francesco Schiavone “Sandokan”; del padrino Francesco
Bidognetti, meglio noto come “Cicciotto ‘e mezanotte”, e del figlio
Aniello; di Giuseppe Mallardo, ras di Giugliano; di Raffaele Maccariello
e del ras Gennaro Trambarulo “’o muntato”, ex fedelissimo dei Licciardi
passato poi con gli Amato-Pagano, che attualmente è detenuto agli
arresti domiciliari. Altri due indagati, lo stesso Gennaro Licciardi “’a scigna”
e il ras Raffaele Di Fraia sono deceduti e quindi sono usciti dall’inchiesta.
Il blitz è stato portato a termine nella notte di ieri dagli “007” della Dia
di Napoli con la collaborazione del Nic del Ministero della Giustizia, che
hanno eseguito i provvedimenti restrittivi emessi dal gip Marcella Suma
su richiesta della Dda di Napoli. Le indagini della Dia, che si sono avvalse
anche delle dichiarazioni rese da più collaboratori di giustizia, hanno
delineato lo scenario in cui maturò l’omicidio del cutoliano Gennaro
Baldascini. Erano passati 12 anni dall’agguato
mortale ad Antonio Licciardi e il fratello Gennaro
“’a scigna”, nel frattempo diventato capo
indiscusso dell’Alleanza di Secondigliano, voleva
chiudere i conti con chi gli aveva ammazzato
il congiunto. La minuziosa ricostruzione
operata dagli “007” è di estrema importanza per
delineare le alleanze storiche dei clan, succedutesi
nel tempo. L’omicidio di Baldascini, infatti, venne commesso dal
clan dei Casalesi, allora unito, in virtù di un patto di alleanza con la confederazione
di clan raggruppatasi intorno alle famiglie Malardo-Licciardi-
Contini. In particolare, Gennaro “’o napulitano” era considerato l’ideatore
dell’omicidio Licciardi Antonio, il cui cadavere venne ritrovato il 2
giugno del 1981 in una auto parcheggiata all’esterno dell’ospedale Cardarelli.